mercoledì 22 marzo 2023

Dal 23 al 26 marzo al PACTA Salone di Milano il pluripremiato spettacolo di impegno civile sull'Ilva di Taranto della compagnia "Instabili Vaganti"


MADE IN ILVA trae ispirazione dal diario di un operaio dell’ILVA di Taranto e dalle testimonianze di alcuni operai, intervistati dalla compagnia che lavorano nella stessa fabbrica, per incontrare i testi poetici di Luigi di Ruscio e Peter Shneider. La trasposizione artistica fa riferimento alla vicenda reale dell’acciaieria più grande d’Europa che condiziona la vita dell’intera città di Taranto e dei suoi lavoratori intrappolati tra il desiderio di evadere e fuggire dalla gabbia d’acciaio incandescente e la necessità di continuare a lavorare per la sopravvivenza quotidiana in quell’inferno di morti sul lavoro e danni ambientali.

Dal 23 al 26 marzo, va in scena Made in ILVA il pluripremiato spettacolo di impegno civile sull'Ilva di Taranto della compagnia "Instabili Vaganti" giunto ai suoi 10 anni dal debutto, un’opera d’arte totale, una critica universale al processo di brutalizzazione generato dal sistema di produzione contemporaneo.


Un assolo in cui l’attore interpreta un operaio, archetipo del lavoratore contemporaneo, che agisce ingabbiato in strutture metalliche compiendo azioni ripetitive e acrobatiche che lo portano all’alienazione. La drammaturgia intreccia testimonianze dei lavoratori dell’Ilva, frammenti poetici dell’opera di Luigi Di Ruscio e testi appositamente composti. Le musiche, i ritmi ossessivi, i canti originali, l’approccio fisico, poetico e di forte impatto visivo, fanno dello spettacolo un’opera d’arte totale, una critica universale al processo di brutalizzazione generato dal sistema di produzione contemporaneo.

Lo spettacolo, definito dalla critica un capolavoro di teatro fisico, un esempio di biomeccanica contemporanea, è stato tradotto in tre lingue e presentato nei maggiori festival internazionali con oltre 200 repliche in più di 15 paesi.




 
Il testo

Made in ILVA trae ispirazione dal diario di un operaio dell’Ilva di Taranto e dalle testimonianze di alcuni operai che lavorano nella stessa fabbrica, intervistati dalla compagnia, fino a incontrare i testi poetici di Luigi Di Ruscio e Peter Schneider. La trasposizione artistica fa riferimento alla vicenda reale dell’acciaieria più grande d’Europa che condiziona la vita dell’intera città di Taranto e dei suoi lavoratori intrappolati tra il desiderio di evadere e fuggire dalla gabbia di acciaio incandescente e la necessità di continuare a lavorare per la sopravvivenza quotidiana in un inferno di morti sul lavoro e danni ambientali. 

 
Lo spettacolo

Lo spettacolo è il frutto di un accurato lavoro di ricerca e di sperimentazione fisica e vocale sul rapporto tra organicità del corpo e inorganicità delle azioni legate al lavoro in fabbrica, attraverso cui emerge una critica all’alienante sistema di produzione contemporaneo che trasforma l’essere umano in una macchina artificiale. 

L’attore spinge il proprio corpo all’estremo attraverso funamboliche sospensioni, azioni acrobatiche e ripetitive, interagendo continuamente con suoni che diventano ritmi ossessivi che si trasformano in musiche eseguite dal vivo, in cui le note si intrecciano col canto di una voce femminile che gli ordina “Lavora! Produci! Agisci! Crea!”. 

La scena, composta da strutture metalliche, resa cangiante dall’uso di video-proiezioni, rievoca le numerose fabbriche che ancora esistono come fantasmi di un’epoca moderna ormai trascorsa. L’attore attraversa questa sorta di inferno contemporaneo, fatto di ritmi alienanti e spazi distorti, giungendo a spogliarsi della propria identità e a indossare una maschera senza volto, per difendere l’essenza del proprio animo.

 
Instabili Vaganti realizzerà negli spazi del PACTA Salone anche la produzione del nuovo video di “Made in ILVA” in occasione delle celebrazioni dei dieci anni dello spettacolo. Anna Dora Dorno dirigerà una troupe di video maker e curerà la regia video dell’intero spettacolo per la produzione di due video in Inglese e Italiano. Il video verrà presentato al pubblico in occasione di incontri ed eventi parte del decennale di “Made in ILVA”.



Il Progetto DonneTeatroDiritti:

Fino al 28 maggio 2023 8 titoli disegnano il Progetto DonneTeatroDiritti, alla sua XIV edizione al PACTA Salone di Milano, ideato da Annig Raimondi e prodotto da PACTA . dei Teatri. 

Una rassegna e un percorso culturale di spettacoli, incontri, documentari video ed esposizioni con l'obiettivo di mettere in evidenza l'attualità del pensiero di figure punto di riferimento nella cultura dell'emancipazione e delle libertà, ma anche di ritrovare il filo rosso, dal mito a vicende contemporanee, lungo un percorso che parla di violenza e ingiustizia verso i più deboli, di diritto alla qualità della vita, di disuguaglianze sociali ed economiche, di dignità e diritti di popoli e individui.

venerdì 17 marzo 2023

L’ARTE NELLE ISTITUZIONI Opere ritrovate nei palazzi del potere - giovedì 23 marzo alla Pinacoteca di Brera - MIlano

MILANO - Ghiotta ed importante occasione  Giovedì 23 marzo alle ore 17.30 nella Sala della Passione della Pinacoteca di Brera ove verranno disvelati alcuni segreti di opere ritrovate "nei palazzi del potere" . Un incontro a cura di Skira, editrice del prezioso volume frutto della ricerca di Tiziana Ferrari , presente all'incontro insieme a prestigiosi quanto competenti ospiti:

 


James Bradburne Direttore generale Pinacoteca d Brera e Biblioteca Nazionale Braidense

Nicola Spinosa Già Soprintendente Polo Museale Napoli

Rossella Vodret Già Soprintendente Polo Museale Roma

Mario Resca Presidente di Confimprese e già direttore generale del MIC

Vittorio Sgarbi Sottosegretario MIC

Modererà la serata Carlo Orsi Presidente Amici di Brera

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti presentandosi in loco (no prenotazione)

 

 NOTE SULL'AUTRICE E SULL'OPERA (*) TIZIANA FERRARI

Tiziana Ferrari è stata la prima curatrice delle collezioni d’arte presso la presidenza del Senato italiano. 

Il libro racconta la parabola di un proposito in anticipo sui tempi: quello di censire le opere d’arte custodite e celate nei palazzi della politica.

L’autrice è stata artefice, a partire dal 2009, di un progetto pilota nell’ambito della valorizzazione dei beni artistici della camera alta del Parlamento.

L’intento era pionieristico: la creazione di un vero e proprio archivio scientifico delle opere d’arte giunte al Senato dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri.

Tiziana Ferrari racconta la sua storia, piena di colpi di scena e intrighi “di Palazzo”, in un saggio scientificamente fondato ma dal passo narrativo.

La storia, fatta di entusiasmo e determinazione, dello scontro a volte solitario con i gangli di alcuni ambienti governativi.

Non solo: questo volume vuole essere un sasso gettato dentro lo stagno di un dibattito attuale, quello che investe la valorizzazione moderna di uno spaccato dell’arte celato al grande pubblico – opere clandestine, testimoni silenti della nostra storia nazionale.

Con spirito d’innovazione, in questa pubblicazione l’autrice vuole anche indicare un metodo efficiente di gestione e valorizzazione dei beni culturali.

Un libro che interessa non solo il cultore della materia, ma in genere tutto il pubblico curioso di conoscere i meccanismi segreti che si celano dentro l’arte e dietro le porte dei palazzi del potere.

 

 *a cura Ufficio Stampa Skira 


PINACOTECA DI BRERA

Via Brera, 28

20121 Milano

mercoledì 1 marzo 2023

Cinquanta anni di The Dark Side of the Moon rivisitati dall'ensemble Maffeis Lab. Un "classico" del "pop" contemporaneo, riscoperto dalla "Classica".

Il 1° marzo di 50 anni fa la release di uno degli album che hanno fatto la storia della musica "pop" moderna. Maffeis Lab, sabato scorso, lo ha ripercorso in maniera creativa e... classica!

Us... and them ! ("noi e loro")


Per la serata all'Annunciata (ex convento) di Abbiategrasso, sabato 25 febbraio, è stato scelto questo titolo. Il titolo del progetto di Maffeis Lab sul mitico album che ha scritto ed innovato la storia della musica "pop-rock" (come è difficile ed inesatto dare queste etichette! le usiamo al solo scopo di "intendersi" a grandi linee, ndr).

"Noi e Loro" : chissà a a quali noi ed a quali loro si riferissero i Pink, e chissà come ognuno dei dieci musicisti impegnati nell'esecuzione lo abbia declinato dentro di sè, magari proprio durante la serata, magari guardando dal piccolo palco allestito nella suggestiva 'location', con i suoi archi absidali, della Sala dell'Annunciata, lo spazio nel buio davanti a sé, il buio seminale dell'ascolto, della scomposizione della luce nel prisma.... In questo buio, molte e molte orecchie attendevano le note arrivare da quel punto di rifrazione e vi si adagiavano al passaggio. Con acustica naturale o tramite le cuffie note per la "silent disco" e la luce blu attorno ai padiglioni auricolari.

"Noi" potevano essere i musicisti e "loro" la platea, il pubblico. O viceversa: che importa avere una riga certa, quando invece l'essere è fluido? Eppure la realtà ci sollecita spesso, a volte nel bene a volte nel meno bene, un confronto "io - tu", "noi - loro".

Luci blu nel mare della notte, nel buio primigenio, ove la vita si può ri-generare oppure perdere o perdersi.

Di certo l'album più famoso della storia "pop-rock" nasce da molto buio e da molti concerti. "Noi e loro" per i Floyd poteva essere benissimo il confronto tra la propria soggettività individuale e la nuova soggettività collettiva che si crea durante un concerto, tanti concerti. Tanti quanti furono quelli tra gli anni 1971, anno in cui la band cominciò a scrivere questi 10 pezzi capolavoro, ed il 1973, anno in cui venne alla fine registrato in studio al termine di un tour di due anni durante il quale, in mezzo al quale (in questo mare di musica, viaggio, gente, fusione dal palco) il "concept album" fu concepito e lavorato.


"Noi e loro" può anche riferirsi al "noi" dell'ensemble di fronte al "loro" che sono stati i quattro Floyds. Giganti, titani; meglio: quattro giovani uomini alle prese con la musica del tempo, e la volontà individuale di declinarla secondo il proprio sentire e gusto estetico.



Rinnovandola. "The dark side of the moon" è un album "capitale" non soltanto per le decine di milioni di vendite, perpetuate in 50 anni di longevità; lo è principalmente per le innovazioni tecniche di emissione di suoni e registrazione. Per il mix così perfetto tra la novità dei campionamenti (di materiali non soltanto musicali), l'elettronica e, guarda un po', un pianoforte classico che, alla traccia 7 ("Us & Them", per l'appunto), ci porta via dal buio (cosmico o delle city del denaro - "Money", traccia n. 6) a bordo di un arioso tappeto sonoro alimentato, per un decollo da tramonti rosacei, da un sax disteso e caldo.

Us & Them - progetto su Dark Side of The Moon del collettivo "Maffeis Lab" - arrangiamenti e direzione di Michele Fagnani.

Katya Villa (flauto traverso), Federica Barreca (violino), Giorgio Medici (violino), Gigi Midali (clarinetto e clarinetto basso), Carlo Mainardi (violoncello), Nicola Arata (Contrabbasso), Maddalena Miramonti (pianoforte), Alessandro Rossi (batteria), Dario Rallo (chitarra) e Michele Fagnani (direttore e chitarra).



Maffeis Lab nasce come prolungamento delle esperienze di insegnamento alle scuole medie primarie di Abbiategrasso ad indirizzo musicale, dal 2014. Ragazzi che, entrando a contatto con la meraviglia della musica, vogliono continuare nell'apprendimento e nella formazione musicale, non necessariamente in vista di un Conservatorio (ma anche!): per il piacere, l'attitudine, la bellezza e l'arricchimento (anche nelle sinapsi!) che la capacità di suonare uno strumento dona alla persona, a qualunque età.

Viviamo in una epoca (finalmente!) multi-esperienziale e oggi come oggi i curricula sono costituiti anche da attività extrascolastiche in cui ognuno possa far fiorire talenti ed inclinazioni personali. Realtà creative e formative di questo genere sono da incoraggiare e diffondere, abbiamo tutti da guadagnarne.

Un esempio di come una buona idea possa divenire un buon progetto collettivo con ricadute positive sulla società intorno, lo abbiamo avuto appunto sabato scorso. "La classica incontra il pop elettronico dei Pink Floyd", potrebbe essere un titolo tra tanti.

Sala piena, gente in attesa di sapere se qualche posto rimanesse libero per avere il biglietto, lucine blu, silenzio e suoni. Pubblico rilassato e felice in uscita. In altre parole: funziona!

Questo procedimento come a ritroso, di un ormai "classico" del pop re-interpretato e riscoperto (a distanza ormai di decenni, essendo noi da qualche tempo nel XXI secolo...) grazie agli "strumenti" della "classica", è fortunatamente invalso da qualche tempo negli ambienti più rappresentativi della formazione e fruizione musicale. Progetti "pilota" di pochi anni orsono divenuti immancabili appuntamenti di stagione grazie al palese gradimento del pubblico metropolitano.

Dunque, se si fa parte di un laboratorio musicale classico, anche qui da noi, alle porte della metropoli, perché non cimentarsi? Fare musica (e farla ascoltare) è in fondo un mestiere creativo ed artigianale, da sempre, la cui metodologia, tipicamente "Lab", si fonda su una capacità ludica, associata a quella tecnica.

Un bel viaggio, attraverso le dieci tracce, introdotto e concluso da suggestioni lunari (Dark Side si conclude con Eclipse alla traccia 10): in apertura con l'esibizione di una allieva di Maffeis Lab al pianoforte alle prese con Clair de la Lune di Beethoven; al termine, un Debussy lunaire: la parte scura e la parte "chiara" della luna; il "pop elettronico" inventato da Waters, Wright, Mason e Gilmour e la classica che più classica non si può! Forse non tutti ci avevano pensato prima, ma, in fondo, i nostri quattro eroi "british" avevano già creato - per negazione, nel senso di negativo fotografico - questa dialettica con il tema più classico di musica, letteratura, danza, teatro... il rapporto con l'astro della notte è, da sempre, la rappresentazione stessa, archetipica, della poesia !

E in mezzo ? La traversata in un mediterraneo sognante, verso i lidi sinfonici di una europa culla musicale degli "archi" e del pianoforte; "da camera". Ed eccoci là, nella Sala antica dell'Annunciata.

La scelta di arrangiamento di Fagnani (costruita con i musicisti dell'ensemble),  non tradisce, a nostro avviso, lo spirito del "disco". Oggi un faro, un diamante, una stella polare (un classico!), ai tempi un cimento da laboratorio (critica dei detrattori) che avrebbe potuto avere un successo oppure no.

Ne riprende la vena ispirativa, il desiderio sperimentale, l'intreccio di parti e di innesti sonori variegati in un tappeto acustico dall'ordito saldamente armonico (alla faccia di chi disdegni il genere!) e persino melodico.

Seguendo le tracce dell'album, anche qui il viaggio è stato vario, portato dalla ritmica di batteria e chitarre, reso senza tempo dal flauto traverso come dal clarinetto, carezzevole grazie a violino e violoncello, sostenuto nella profondità del contrabbasso. Un po' musica da camera, un po' rock acustico, un po' di tango e un po' corale. L'ensemble non si sottrae al gioco tra generi e stili, dando molto spazio al colore ed alla ritmica, di cui l'opera dei Floyds non è affatto scevra, nonostante la ricerca fosse per loro in altra direzione. E ciò che nell'album del 1973 è avvolto nell'insondabile buio cosmico (ove si incontrano fluorescenze boareali), nello spazio dell'Annunciata diviene 'classicamente' chiarore e razionalità (come si addice ai quartetti).

I Floyds ricercavano nel nuovo dell'elettronica e della campionatura, distinguendosi dalle sperimentazioni di altre formazioni (più propriamente "rock" di quei tempi, gli anni Settanta) le quali invece, sulla scorta degli Anni Sessanta e del folk-rock, spesso impreziosivano albums e concerti di sessioni acustiche fino ad arrivare a stornelli vagamente medievali (venne anche il tempo del rock-progressive...). Quasi ripercorrendo a ritroso le venature dei tempi.

Curiosi risvolti di questo scambio di ruoli tra musica "classica" e "il classico" rappresentato dall'album della band britannica"Noi e loro" : quale il "classico" e quale "il moderno" ? Da sempre dibattito estetico-filosofico per eccellenza, forse una chiusura del cerchio nella nuova contemporaneità ? Ma, in fondo, la contaminazione, la "fluidità", non sono da sempre la cifra dell'arte umana?

Non abbiamo altro da aggiungere, anzi forse abbiamo anche blaterato da non-specialisti. Ma, come dire, "impressioni di 1°marzo" su una serata davvero riuscita. Un incontro di generazioni e stili musicali che ha reso felici tutti gli astanti. Che fossero "us" o che fossero "them".

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Alessandra Branca ©2023