lunedì 10 novembre 2025

"Varie ed eventuali" , un Flavio Oreglio davvero 'iconico' al Teatro della Cooperativa

L'appuntamento è quasi un classico, al Teatro della Cooperativa. Il "cabaret" frizzante del poliedrico Oreglio a punteggiare la Stagione del teatro di Niguarda con la comicità chirurgica e poetica del menestrello meneghino filosofo, scienziato e cantautore. Personaggi "di una volta" ? Chissà ! L'autore, durante lo spettacolo dichiara: "Sarà che ai miei tempi tutto questo 'presente' non c'era...."


Cosa sarà "tutto questo presente" ? Tutto questo presente... così... iconico !?

Sicché, di fronte a tanti punti "pesanti" all' "Ordine del giorno", non rimane che rifugiarsi nelle varie ed eventuali per tornare a ridere di noi stessi e benevolmente di tutti, grazie a quel senso del comico ed un po' dell'assurdo che un bravo artista sa sempre ri-suscitare nel pubblico.

"Appunti sparsi e note a piè sospinto", è il sottotitolo dello spettacolo; quando per note si possono intendere anche quelle suonate dallo stesso Oreglio alla tastiera e dal chitarrista Marco Guzzetti.

Una sciorinata di notazioni varie ed eventuali, quelle che ci passano per la testa nei momenti liberi, quando il senso del ridicolo ci coglie, quando guardiamo la realtà "fuor di metafora". Quando ci soffermiamo - Oreglio si sofferma - sulla disparità di fortuna linguistico-lessicale tra il numero quattro ed il numero due, per esempio.

Un mix esplosivo di notazioni linguistiche (il gioco di parole è la specialità, va da sé), "usi e costumi", contraddizioni numeriche ed antropologiche le quali attraversando i tempi giungono sino a noi e dalle quali, volendo, si può risalire ad alcune evidenze e verità umane che ci fanno passare dal minimo quotidiano alla complessità strutturale, da una risata ad un sentimento.

Lo spettacolo prodotto dal teatro della Cooperativa si svolge quindi così, tra elenchi, evocazioni, ragionamenti, allusioni, filosofia e belle canzoni. Carrellata di battute a raffica, dove da un singolo ceppo se ne generano diverse, e mentre non sai più per quale battuta tu stia ridendo a crepapelle: Oreglio parte lento, quasi guardingo - maestro nelle tempistiche di scena - per poi esplodere come fuochi di artificio trascinando il pubblico in un vortice di risate che poi si placa nella musica, nella canzone degli autori italiani più amati, di una temperie artistica vissuta in prima persona, come negli accompagnamenti jazz, blues, ed altro.

Oreglio è un genio, è un cabarettista secondo la definizione che egli stesso ne ha data nella sua opera non soltanto teatrale ma anche saggistica e documentale (ricordiamo che ha egli medesimo istituito l'Archivio Storico del Cabaret Italiano); è un grande comico (il mestiere più difficile!), del tipo che potrebbe passare anche l'esame di Antonio De Curtis in arte Totò poiché, a proposito di cifre, riteniamo che potrebbe suscitare la risata anche solo evocandola una battuta, proprio come Totò in un celebre film raccontava le barzellette citandone unicamente "il numero" .

(E qui ci viene da pensare ad un segreto legame tra la risata ed i numeri, oltre che tra i numeri, la geometria ed il linguaggio; ci avevate mai pensato ? ... nota a piè sospinto anche la nostra, ndr).

Quando c'è tanta maestria (vedi nota biografica sotto, ndr) basta (apparentemente) poco per dar vita ad uno spettacolo coinvolgente, intelligente e pervaso dal tepore di sentimenti soltanto accennati (qui è la parte musicale) e dalle tante risate condivise insieme ed in compresenza.

Se è vero come è vero che a tanta resilienza in fisica meccanica si giustappone la resistenza, ecco che uno spettacolo "comico" diviene un antidoto al protagonismo invadente dell'oggi dove tutto o tutti ci riteniamo "iconici" (è necessario specificare la totale antipatia che chi scrive nutre per l'utilizzo improprio tanto in voga di questo aggettivo o si intuisce da sé?, ndr) e come tali ci perdiamo il bello del "vario ed eventuale": quella strana e poco considerata 'normalità' che scalda, consola ed accende la vita reale nelle sue minuzie; in quelle tante cose che, ad ogni piè sospinto, vengon da sé e non sai perché.

A proposito: e voi, per quale triangolo tifavate alle medie ? Isoscele, rettangolo o scaleno (acutangolo vs ottusangolo)? Eh, parafrasando un celebre titolo di narrativa italiana recente, "la solitudine dei triangoli scaleni". Ma ci pensa Oreglio a riscattarli ! Ah, quanta filosofia in quel triangolo ... .

Alessandra Branca



FLAVIO OREGLIO

È uno dei personaggi più versatili dell’attuale panorama artistico italiano: musicista e cantautore (appassionato di jazz, ragtime, prog e musica popolare con 8 album di canzoni all’attivo), scrittore (ha pubblicato 21 libri), entertainer di grande esperienza (con 40 anni di militanza in locali, teatri e piazze di tutta Italia), è appassionato studioso di “cabaret” e ha istituito l’Archivio Storico del Cabaret Italiano.



domenica 1 giugno 2025

"HANK" , il Pacta di via Dini ha chiuso la stagione con un omaggio originale a Charles Bukowski

Riccardo Magherini, Nicola Maria Lanni e Gabriele Palimento : sul palco tra parole e suoni che si srotolano fuori dagli scatoloni di scritti editi ed inediti del prolifico autore americano, un tempo controverso, oggi soltanto celebrato e forse anche un poco dimenticato, da quando il tempo ha cominciato ad accelerare catapultandoci in una nuova era impaziente di liberarsi dall'umanità novecentesca, tra il sublime ed il triviale, di quando la vita dettava il tempo delle frasi scritte a mano, riversate su qualunque pezzo di carta, creazione e memoria di vite analogiche trasudanti di casi, talenti ed imperfezioni.


"Un omaggio a un poeta del Novecento che ha reso la poesia e la prosa quasi indistinguibili", commenta il regista ed attore Riccardo Magherini
. E proprio partendo da questa sorta di indistinguibilità o miscela nasce l'esigenza per questo trio di amici ed artisti di liberare ammirazione, gioco e creatività in uno spettacolo ludico, poliforme, irriverente, poetico ed un po' patetico, empatico e sarcastico. "Hank per gli amici, Charles Bukowski per la storia".

"Hank è come guardare dal finestrino del treno che viaggia, pigro, tra l’umanità. Si vedono uomini e donne attraverso lo sguardo crudele e disincantato di un bambino. Si viene trasportati da quell’umorismo schietto e irriverente, che ci spinge a specchiarci e a ridere di noi stessi. ", descrivono così l'esperienza portata sul parquet del Pacta di via Dini, Magherini Lanni e Palimento. Tra "reading, singing e storytelling" , come lo stesso Bukowski spesso faceva nella sua vita leggendaria tra i bassi fondi di diversi stati USA, lui figlio di immigrati dalla Germania.

Le musiche dello spettacolo sono originali composizioni del trio composte sul ritmo delle parole del grande scrittore : "HANK è un incontro tra la parola e la musica: molto di quello che ha scritto, sembra quasi portare con sé ritmi, sonorità, colori inconfondibili. Ascoltando bene, viene quasi naturale inventare una canzone, comporre un pezzo" , illustra ancora Magherini che sul palco veste, in maniera che sembra davvero "mimetica" i panni di "Hank" in continuo dialogo (anche canoro) e scambio con i due sodali alla batteria ed alla chitarra, anch'essi comprimari insieme alle note ed alle parole di Bukowski.

Settantacinque minuti piacevoli, estemporanei, acidi e toccanti. L'amore del trio per questo autore traspare dal gusto autentico capace di attirare il pubblico in questa sospensione di spazio e tempo, da un angolo della stanza di Hank alle strade di quella "America" delle grandi promesse e delle vite invisibili e miserevoli le quali, nella ri-creazione artistica, divengono colori e ritmi di varia umanità su cui aleggia lo spirito - così vivo e credibile grazie all'alchimia del terzetto - dello scrittore naturalizzato statunitense.

"Charles Bukowski è una mia, una nostra, vecchia frequentazione. Mia, di Nicola Maria Lanni e di Lele Palimento, che sono tornati a farsi ispirare e a comporre e a suonare e cantare, in scena, con me” .

E dunque "bravi !" a questi tre amici di Bukowski che ci riportano sulle tracce di uno scrittore prolifico al punto da esser totalmente impubblicabile avendo lasciato scatoloni di manoscritti densi di vita e di vite che ancora molto hanno da comunicarci in questo secolo di solitudini digitali.

Un arrivederci a presto ai tre autori (più uno, "Hank") di questo pastiche godibilissimo ed intelligente. Lo spazio scenico e la magia del teatro dove le arti si fondono e si ricreano.

Pacta dei Teatri chiude in questi giorni di giugno con "La créme de la créme", rassegna dei laboratori di teatro a cura di Pacta e successivamente con il lavoro fatto insieme all'università Statale di Milano durante il laboratorio "Dal testo alla scena: pratica ed estetica dello spettacolo", proposto dalla prof.ssa di estetica Maddalena Mazzocut-Mis.

Tutte le info: www.pacta.org


Alessandra Branca





mercoledì 20 novembre 2024

Il tempo, la musica, l'uomo. La Nona di Mahler al teatro Lirico di Magenta.

 

La serata inaugurale della stagione 2024/2025al Teatro Lirico di Magenta con Totem. La Nona sinfonia di Mahler . Recensione di Alessandra Branca.

“La musica sveglia il tempo”, dice Daniel Baremboim. Il tempo è invisibile, è inodore, non è udibile. Eppure, senza di esso, non esisterebbe la musica; che lo impiglia tra le battute dello spartito rendendolo visibile, udibile, percepibile ed addirittura eseguibile! Uno strano effetto, poi, quello dell’insieme, perché alla fine di tutta questa fatica per scrivere, suonare e mostrare il tempo, rimane invece una sensazione di “senza tempo” !
Al tema del “Tempo”, cosa sia, come ci avvolga ed accompagni, come ci lasci invece “nudi” davanti all’imperscrutabile; a questa dimensione, Totem ha voluto dedicare la stagione musicale 2024-25, dopo un anno di pausa forzata dovuta ai doverosi lavori di messa in sicurezza del bel teatro Lirico. 
Perché la musica, suonata ed ascoltata dal vivo, è davvero una esperienza di risveglio : fuori e dentro il tempo.

Dove ci eravamo lasciati ? (per chi vuole)


… Ci eravamo lasciati all’estasi dei “Poemi Sonori”, programma dell’appuntamento del 29 aprile 2023, con la bacchetta fulminante del direttore Lorenzo Passerini, la meraviglia dei musicisti delle Orchestre Vivaldi e Città di Magenta; con l’incredibile emozione del violoncello di Enrico Graziani che ci ha commossi e stupefatti sia come ‘solo’ di orchestra sia nel bis ‘insieme’ ai colleghi violoncellisti: un gioiello poco noto, “Adoration” di Florence Price. Perle che il pubblico del Lirico può scoprire grazie agli spazi musicali che l’associazione culturale magentina “Totem – La tribù delle Arti” ci propone in un crescendo di cultura, abilità e complessità artistiche.
Il programma di Sala di quella memorabile serata (Enescu, Strauss e Shostakovic), a voler guardare, dopo un anno e mezzo, ci ricollega, come percorrendo un ‘tunnel temporale’, al primo appuntamento con la stagione in corso. Sono diversi gli elementi che accomunano.

Sabato 16 novembre il concerto inaugurale della Stagione sinfonica di Magenta 2024/2025.

“Mahler”

L’epoca storico-musicale, a grandissime linee, è quella della contemporaneità, quando gli autori cominciavano a riflettere e lavorare sulla “scomposizione” delle forme romantiche e le nuove domande di “senso”, soggettivo e non, che, con il finire del XIX secolo e dei suoi pilastri storico-esistenziali, emergevano per poi esplodere prepotentemente in una realtà europea in preda ad enormi mutamenti di cui ancora oggi possiamo valutare la portata. Ancora oggi, terminato anche il XXI secolo, siamo di fronte ad un analogo fragore… .
Dall’esplorazione musicale del tardo romanticismo (tecnicamente, “modernismo”) alla nostra contemporaneità la questione del rapporto tra l’uomo ed il tempo non cessa di essere di interrogare e frugare il fondo della nostra coscienza: individuale e collettiva.

Da “nona” (di Shostakovic) a “nona” (di Mahler), eccoci di nuovo al punto. Eccoci di fronte al mistero del tempo e del senso dell’esistenza umana: sulla terra, nel cosmo?

Sabato sera al Lirico l’Orchestra Vivaldi con L’Orchestra Città di Magenta (orchestre “in residenza”), diretti dal maestro Maurizio Agostini (curriculum di eccellenza), ci hanno condotti oltre la soglia del contingente, del transeunte, inglobandoci nei movimenti sonori, quattro, creati da Gustav Mahler tra il 1909 ed il 1910, con i quali il maestro si congedava dalla vita quasi a volerne riassumere la irregolare, quanto ineluttabile, parabola. 

La propria ed universalmente quella di tutti. Una parabola fatta di contraddizioni, di momenti aurei od oscuri; di meraviglie e di frenesie, di armonia e di caos, di dramma e di requie. Tutto questo attraversiamo con la sinfonia, in tutto questo – l’esistenza in mundo – ci diamo da fare inseguendo il tempo ed i modi della storia.

Mahler ripercorre il tempo dell’uomo, si confronta con il “finito”, ciò che è finito, e guarda oltre esso.

Nel primo, sublime, movimento, forme di grazia e bellezza, come frammenti sonori emergenti dall’oscurità, ninfee, che svaniscono e si trasformano in suoni altri, turbamenti, perdite, attraversati dal tempo e dalla coscienza che esso stesso genera. Tutto è cristallino quanto labile, reminescente. La memoria della bellezza e la coscienza della sua caducità, corruttibile come tutto ciò che avviene in terra.

Il silenzio in cui si chiude questo prima parte lo ritroveremo protagonista nell’ultima.

Veniamo immessi quindi in una seconda età, secondo movimento, fatto di accenni di danze, marce, di slanci giovanili (tratti dai materiali popolari e tradizionali, come usavasi nel romanticismo) che presto si tramuteranno in stridore, in caricature delle forme sonore. Lo sguardo retrospettico non può non marcare l’illusione fino a rappresentarne, terzo movimento, il lato grottesco, quello del del “mondo”, dell’affanno vorticoso, realtà beffarda, che ci costruiamo o cui siamo costretti; che ci travolge ed impiglia come in una rete – uno spazio delimitato e turbolento – dentro la quale perdiamo il senso primigenio, forse anche la percezione, di una vita più profonda ed ampia che “batte il tempo” con ritmo nascosto.

Il quarto movimento, l’ultimo, è in verità ‘il cuore’ della Nona sinfonia in Re maggiore. Qui tutto è placato; tutto si è consumato, siamo al “finito”. Le note divengono rarefatte, dialogano intensamente con il silenzio. Quando il battito rallenta, dove ci troviamo? In quale spazio temporale? Il tempo ci attraversa o siamo noi stessi fatti di tempo? Esistiamo oltre di esso?

Di sicuro, l’arte sa contenere questa sostanza sconosciuta; dando forma all’informe anche quando la forma si storce o si cancella.

Ed ecco il viaggio biologico, filosofico ed estetico di Gustav Mahler . Ottanta minuti e quattro movimenti in cui gli elementi compositivi ed orchestrali, nelle forme tipiche romantiche, vengono manipolati e sottoposti ad ardue prove di maestria e durante i quali siamo attraversati da molteplici sentimenti.

Reminescenza, bellezza, l’illusione dell’armonia, la sua perdita, il distorcersi delle forme, il loro frammentarsi; dall’ironia al sarcasmo, al rifugio nel ritmo primordiale, nell’unica forma perfetta fatta di silenzio.

Dall’arpa al clarinetto, dal corno alle campane, legni e timpani, archi, ottoni e percussioni. L’Orchestra dà il meglio di sé, sottoposta – con percepibile impegno di energie fisiche ed emotive – ai repentini cambi e complessi registri della partitura.
Sotto la guida del maestro Maurizio Agostini (esperienza, curriculum e sensibilità di eccellenza, date un occhio alle note di sala) gli strumentisti hanno profuso abilità ed energie donandoci questo viaggio mozzafiato nella grande riflessione di un genio sull’orlo dell’infinito.

La musica classica è davvero “classica” : tratta di qualcosa il cui valore non termina, non finisce. Continua a generare ed accogliere o risvegliare il nostro bisogno di comprendere, esprimere, sentire.

Ci piace sottolineare qui anche l’introduzione all’opera, dal palco, a cura di Matteo Vercelloni (violoncellista dell’orchestra): in una manciata di minuti parole sublimi quanto la musica stessa che poi avremmo ascoltato.





I prossimi appuntamenti della Stagione.

Il prossimo appuntamento di stagione sarà a dicembre, sabato 21. Dopo una traversata tanto titanica il programma propone un alleggerimento con le belle musiche tratte dal “magico mondo Disney”. Una formula ormai collaudata dalle maggiori orchestre sempre apprezzata dal pubblico e che ben si accompagna al periodo natalizio.
Pausa a gennaio, si riprende il 15 febbraio con un concerto cameristico, “L’archetto virtuoso”, ricco ed accattivante (musiche di Franck, Ravel, de Sarastase, Fiorenza, Tartini).
Sabato primo marzo tornerà sul podio il maestro Passerini e ci tornerà con Brahms : concerto per pianoforte ed orchestra in si bemolle maggiore e sinfonia n. 1 in do minore.
Venerdì 14 marzo concerto sinfonico a cura del conservatorio di Novara con il direttore Nicola Paszkowski. Ultimo appuntamento sabato 12 aprile: Bach e Bruckner per vivere il mistero della Pasqua. Orchestre Vivaldi e Città di Magenta, Coro degli Amici del Loggione del Teatro alla Scala di Milano diretto dal maestro Filippo Dadone; sul podio Ernesto Colombo.
Il programma è consultabile sul sito di Totem Magenta, del Comune, del Teatro Lirico, di Pro Loco e dei media magentini.



Alessandra Branca

https://ticinonotizie.it/il-tempo-la-musica-luomo-la-nona-di-mahler-al-teatro-lirico-di-magenta/

mercoledì 10 aprile 2024

Oreglio e Patrucco, non fanno mai la stessa cosa. Prima nazionale al teatro della Cooperativa - fino al 14 aprile

Per la prima volta insieme, Flavio Oreglio e Alberto Patrucco dal 5 al 14 aprile 2024, mattatori assoluti della nuova produzione del Teatro della Cooperativa Non facciamo mai la stessa cosa - Se poi cambia anche il pubblico, siamo a posto, in cui proporranno una serie di appunti satirici sull’attualità e alcune riflessioni semiserie sulla cosiddetta cultura alta. I loro diversi punti di vista troveranno accordi e raccordi comuni, aprendo la pista a voli pindarici tra storie improbabili e sguardi curiosi sul quotidiano.

 

“Intenzioni a due voci”, così Flavio Oreglio e Alberto Patrucco ispirandosi a Bach, definiscono la performance che li vede insieme sul palco per intrecciare contrappunti di storie, aneddoti, battute, canzoni e percorsi inesplorati. Se il richiamo alla musica classica definisce bene il loro rapporto, è però la dinamica del jazz che caratterizza e determina l’andamento dello spettacolo. Infatti, Oreglio e Patrucco si supportano vicendevolmente durante gli assolo (come nella consuetudine performativa degli standard jazz) alternandoli a momenti teatrali d’insieme e canzoni eseguite con pianoforte e chitarra.



Punti di vista diversi che trovano accordi e raccordi comuni, sguardi aperti sul quotidiano, voli pindarici tra storie improbabili e appunti satirici sull’attualità: un insieme di narrazioni variegate che, riscoprendo il valore e il calore dei racconti del focolare, propone - in un gioco satirico-poetico spiazzante e divertente - una visione anarchica e tridimensionale in netta contrapposizione allo spartito dominante.

 

Oreglio e Patrucco hanno sottoscritto un “manifesto d’intenti” essenziale e preciso: “Quello che sta succedendo al mondo della cosiddetta “comicità” non ci interessa, a noi piace misurarci sui contenuti, cercando una partecipazione emotiva, non fisica. Per questo motivo prediligiamo costruire una dimensione d’ascolto informale, confortevole anche se non confortante, nel segno di una normalità ormai dimenticata - distante dalle urla e dalle esagerazioni del sistema mediatico imperante - che oggi, forse, rappresenta la vera trasgressione”.


NON FACCIAMO MAI LA STESSA COSA
Se poi cambia anche il pubblico, siamo a posto
prima nazionale
di e con Flavio Oreglio e Alberto Patrucco regia Renato Sarti

produzione Teatro della Cooperativa

ORARI SPETTACOLI

martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 20:00

giovedì ore 19:30

domenica ore 17:00

lunedì riposo


CONVENZIONI E PROMOZIONI IN CORSO



STAGIONE SU LA TESTA! 2023|2024
TEATRO DELLA COOPERATIVA
via privata Hermada 8 – Milano – info e prenotazioni - Tel. 02 6420761 info@teatrodellacooperativa.it - www.teatrodellacooperativa.it

mercoledì 3 maggio 2023


La Corrente del Guado scorre forte.

Quattro giorni dedicati alla cultura e all’arte, quattro giorni da passare insieme. Per confrontarsi, per condividere, per ridare valore al senso di comunità. Questa è la Civil Week al Guado.



Dal 4 al 7 maggio la Cascina del Guado torna al centro del territorio nella prestigiosa Civil Week, la “settimana civile” voluta tra gli altri da CSV, Fondazioni di Comunità e Corriere della Sera, che vuole “costruire comunità più coese, inclusive, accoglienti e attente”.

La storica struttura, già inserita tra i luoghi del cuore del FAI e tra i “Luoghi e Centri dell’Arte contemporanea di Regione Lombardia” sarà vero e proprio teatro di svariati appuntamenti a base di musica, reading, visite guidate e naturalmente arte visiva.

Giovedì e venerdì 4 e 5 maggio dalle ore 18.00 e sabato 6 e domenica 7 sin dal mattino alle 11.00 alla Cascina del Guado (per arrivarci sul navigatore cercate “Guado Officine Creative dal 1969”) si susseguiranno gli eventi senza soluzione di continuità in una atmosfera di relax e rappacificazione con l’ambiente e la natura.

Il luogo ricco di storia, e ancora oggi fulcro di incessanti sperimentazioni in ambito creativo e socio culturale, sarà visitabile (sorseggiando una buona birra) nelle parti del giardino che affaccia sul Naviglio Grande ma anche nel mitico studio che fu sede della vita e dell’opera dei comunardi dei primi anni ’70. Una mostra ricorderà il fondatore Daniele Oppi (1932-2006) e le prime esperienze ma anche tutto il lavoro svolto fino ad oggi (è anche il ventennale del PAG-Inverart) nell’ambito della promozione del ruolo degli artisti nella società. Queste del parole del Reggitore del Guado Francesco Oppi: “Un solido sviluppo della società passa attraverso il raggiungimento di un livello culturale che metta in condizione l’individuo di conquistare autonomamente una propria specifica soggettività. Questa soggettività individuale, moltiplicata dal numero dei componenti della società stessa e dalle interazioni che essi vivono, si trasforma nell’oggettivo, reale, effettivo compimento della Democrazia. Senza cultura, senza stimoli creativi, senza opportunità di confrontarsi con la più alta delle espressioni umane (l’Arte), la società resta alla mercé delle informazioni: informazioni, a questo punto, scevre da ogni giudizio o riflessione preliminare, da ogni possibile applicazione di scale di valori; informazioni sconnesse, disordinate e, soprattutto, disordinanti che sedimentano via via nel tessuto sociale come scorie dannose per l’organismo società. Noi al Guado proponiamo fin dal 1969 soluzioni socio culturali attraverso l’impegno e la perizia degli artisti, e in questa Civil Week ve lo mostreremo e racconteremo”

https://www.guadoofficinecreative.it/dal-4-al-7-maggio-guado-aperto/

giovedì 27 aprile 2023

La Classica è giovane e flautata come la seta, un sogno di seta azzurra di nome Sara Nallbani

La musica classica non è "per vecchi" ed i pomeriggi musicali si possono godere, e godere al meglio, anche in una città media come Magenta, alle porte della cintura di Milano. Basta avere un bel teatro come il nostro "Lirico", dei giovani e bravi strumentisti riuniti in ensemble da una associazione di buona volontà come "Totem - La tribù delle arti", un maestro e direttore d'orchestra di straordinaria eleganza e dinamica sensibilità come il "nostro" Andrea Raffanini.... e poi i giardini pubblici contigui al teatro, un paio di buone crostate con la marmellata e bibite frizzanti... e il gioco è fatto! Non è poco, dite? Vero, avete ragione: pare poco ed è moltissimo !




È domenica pomeriggio, sono le 16; la giornata non è arida come tante e troppe altre, ahinoi, di questi tempi climaticamente modificati, si sta bene fuori ma anche al riparo. Un riparo d'eccezione perché siamo in un vero e proprio teatro "lirico", quello di Magenta, con platea e galleria, poltroncine lignee vellutate e con la famosa "volta del Campi", quella in cui si vedono musici, saltimbanchi ma anche muse putti ed angeli cherubini nonché l'elemento evocativo della torre campanaria della Chiesa Assunta attinente al medievale monastero dei - guarda un po' - 'Celestini'. Ci sono degli spartiti sui leggii ed una orchestra di giovani e men giovani giovani musicisti prende posto sul palco per rendere quei segni a stanghette dei suoni e finanche colori.

"La Classica è giovane" recita il tabellone; ed in platea come nel foyer infatti vi sono anche ragazzini, bambini, sollecite mascherine che ti porgono il programma di Sala.

Eh già, la musica classica è ed è sempre stata molto giovane e di certo anche spiritosa! Chiedetelo al giovane Mozart, che compose, quasi riluttante, il Concerto in Sol maggiore n. 1 nel 1778. Chiedetelo a Rossini che ventenne si faceva largo nel mondo della musica producendosi in un genere allora in voga e di gran divertimento, la "farsa", con cinque piccoli gioielli.

E ben lo sapeva certo Haydn, lui non più giovincello all'anagrafe nel 1787, e già da oltre un decennio alla Corte Esterhàzy, ma con quelle sue composizioni sempre fresche di inchiostro, ove, rimestando materiali già scritti ed eseguiti chissà quante volte ed in quanti luoghi per tutta Europa, trovava sempre una geniale abilità inventiva, alla sua sinfonia n. 89 (in Fa maggiore).

E giovane sarà stato (e sempre rimarrà) il maestro Andrea Raffanini, quando avrà sentito dentro sé ardore ed inclinazione per il pentagramma e le sue variazioni, per la musica, la storia ed i grandi che l'han scritta e per l'arte della direzione.

Una arte, quella dell'archetto, cui ben ha fatto il maestro a dedicarsi, lo dimostra immediatamente alle prime note della accattivante overture rossiniana; accolto con affetto dal pubblico del Lirico ove è di casa, Raffanini ancora una volta ci ha regalato il fine equilibrio della sua conduzione, ove fuoco, leggiadria, ironia e spirito non mancano davvero mai. Davvero la sua bacchetta sa disegnare "scale di seta" tra le note, mai soverchiando gli strumentisti, anzi dando loro una morbida sicurezza che si tramuta in esecuzioni fluide, danzanti, quasi le note saltassero dal leggio per diffondersi uniformemente all'orchestra ed alla sala tutta. Quale giovane strumentista non vorrebbe essere diretto da un maestro tanto rigoroso e colto quanto simpatetico, anzi proprio "sim-patico" ?

Una caratteristica subito in azione dall'overture de "La scala di seta" - grazie a Totem per queste chicche! ndr -, evidente nella giocosità tipica mozartiana, in una composizione di ascolto certo "facile" ma non semplice da riprodurre, soprattutto in presenza del ruolo del flauto solo.

Mozart, cui certamente piacevano le sfide, richiesto di una composizione per flauto ed orchestra inserisce nella partitura molte variazioni di scale, estensioni e giochi vari per la parte solista e per lo strumento che sembra quasi voler mettere alla prova, ma non cedendo a questo mai il ruolo di protagonista assoluto. All'orchestra viene richiesta la medesima abilità, la medesima presenza: un giro di giostra abbastanza spericolato nella sua grazia, da compiere insieme, altrimenti ...si cade rovinosamente!




E questo è proprio ciò che orchestra, direttore e solista hanno saputo fare al meglio, rendendo il giusto merito al lavoro ed all'inventiva del giovane Mozart. (Ricordiamo : Orchestra Giovanile Totem ed Orchestra Città di Magenta: altre info e dettagli, vedi il sito dell'associazione: www.totemagenta.org)

Il "flauto magico" è quello della giovane Sara Nallbani. Un cardellino azzurro sul palco del nostro teatro Lirico, la cui bravura ci ha davvero sorpresi e deliziati. La classica è giovane e giovane è la Nallbani, nata proprio nella nostra città in annus domino 2000, laureta al Conservatorio Verdi a pieni voti e cum laude soltanto lo scorso 2022 e già primo flauto dell'Orchestra del Conservatorio di Milano. Lo annotiamo (come sempre) a posteriori, dopo averne apprezzato le doti "sul campo". Certamente i compagni di esecuzione contano, lo ribadiamo, e la direzione discreta, benevola, ma sempre presente e salda di Raffanini nel tenere ogni parte sullo stesso pentagramma, è fondamentale e chi partecipa alla stagione magentina e "totemina" del Lirico oramai avrà imparato a discernere. Ma Sara è un talento naturale ed evidente; senza sforzo e senza ansia di protagonismo. Sarebbe certamente piaciuta anche al giovane di Salisburgo!

E, per toglierci ogni dubbio - ma in verità chiamata a non lasciare il proscenio dal pubblico dal palato deliziato - Sara si produce in un bis di cui siamo stati contentissimi, in perfetta armonia con la scaletta in programma, per difficoltà coloritura ed atmosfera da giardino incantato, arcadico: Debussy, Sogno (Reverie).
Ed è davvero seta di un intenso azzurro come i cieli di questa lombardia un po' assetata ma cui giunge uno scroscio di ristoro, magari momentaneo ma benefico.

E da questo sogno di seta, fortunatamente abbiamo un intera sinfonia del sempre smagliante Haydn a farci risvegliare con pura gioia. Qui il gioco tra ensemble e parti soliste (dell'orchestra) è quasi in direzione opposta a quella mozartiana: se là il compositore voleva che la parte solista non si slacciasse dagli altri strumenti, qui il compositore inglese trova la maniera di rendere tanti momenti dei piccoli "solo" per l'orchestra, come in una girandola di personaggi che si affaccino, di lontano e nell'insieme, sulla scena. Una musica che è vera gioia. E la gioia è un sentimento di "ensemble", impossibile nella chiusura dell'ego, non trovate?

Proprio come l'età della prima gioventù, dell'adolescenza, quando ogni individuo è spinto a definirsi ma non può farlo felicemente se non nella compagnia e nella fusione emotiva con i coetanei.

Sì, la classica è anche giovane, adolescente, tante volte ci fa vivere momenti persino d'eterna infanzia. Per cui adesso, bando alle ciance che la musica è bella ma fuori è primavera e la nonna ha fatto la crostata di marmellata!


Alessandra Branca ©2023

Post scriptum : sabato 29 aprile 2023 non perdiamoci l'ultimo appuntamento di stagione. Dall'esuberanza giovanile avremo ascolti più maturi e da cogliere opportunamente: Enascu, Strauss e Shostakovic in una scaletta dal titolo generale di "Poemi sonori"; alla direzione una gradito ritorno - ricordate la "Maratona Bach" della scorsa stagione magentina? - Lorenzo Passerini (classe 1992), e violoncellista solo, dal Teatro La Fenice di Venezia e dall'Orchestra Cherubini, Enrico Graziani (classe 1992). 

Leggi anche : 

https://www.ticinonotizie.it/267318-2/

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sabato 22 aprile 2023

Libraria, 12ma edizione, in Villa Annoni : domenica 23 aprile con il tema "Arte & Carte", libri e stampe d'arte

È festa: perché prendere tanti aerei quando possiamo volare sulle grandi e verdi ali dei libri?

Inquiniamo meno, diamo ossigeno alle nostre menti, apprezziamo la bellezza dello stare insieme condividendo "bellezza" e cultura! Quando il "locale" si fa anche "alto"....

Per la dodicesima volta, Ecoistituto della Valle del Ticino propone questa particolare "rassegna di libri rari, fuori commercio o d'occasione" che si svolge nelle Sale nobili della settecentesca Villa Annoni di Cuggiono e nei dintorni del suo pregiato Parco, curato dai volontari e dalle associazioni di valorizzazione locale. 

La bellezza di un bene straordinario del nostro territorio, vissuto con rispetto ed in armonia tra le persone (e sono tante!) che spontaneamente, ma molto seriamente, se ne prendono cura. Un exemplum, questo della comunità cuggionese, che si declina in diverse manifestazioni; tutte piacevoli come nessuna altra, dove la qualità, il livello culturale, il senso della condivisione, l'abbraccio tra uomo e natura, la benevolenza... sono le uniche vere "padrone di casa" (la Villa ed il suo Parco sono di proprietà "comunale"; il Comune di Cuggiono ne è infatti pilastro e patrocinatore). 

Quella che ruota attorno alla Villa gentilizia storicamente degli Annoni è una costellazione di gruppi ed associazioni (e quindi individui che decidono di lavorare attorno ad un bene comune) che si distinguono oramai da decenni per il valore e la qualità delle iniziative che propongono al pubblico. Il Museo Storico Civico, i gruppi di volontari Guide del Parco, i gruppi di arte, lettura; e gli eventi proposti e portati avanti, spesso in sinergia e collaborazione con altri gruppi ed enti del territorio e non di rado con enti o studiosi od esperti di livello regionale, nazionale ed internazionale; tra questi citiamo le numerose collaborazioni con il Politecnico di Milano, Brera, ed anche start-up private ma di assoluta avanguardia. 

Stella guida, il rispetto e la comprensione dell'ambiente con tutte le creature (quindi anche tra individui umani! strano a dirsi...) che vi vivono. "Laudato sì !" verrebbe da esclamare: ed infatti una delle collaborazioni è proprio con questa associazione nazionale costituitasi attorno all'enciclica di Papa Francesco... .



Ma torniamo a Libraria. Alla sua dodicesima edizione, la "mostra mercato" si concentra attorno al tema (che diviene materia cartacea e competenza umana) "le carte dell'arte"rassegna di grafica antica e moderna, opere su carta, libri e riviste d’arte. E sarà con il professore ed artista Fabrizio Paranchini a parlarci del suggestivo binomio "ARTE e CARTE " e delle relative "questioni di tecniche", alle ore 16 nell'incontro con il pubblico che si terrà nella Sala Bacco e Cerere della Villa. (una sintesi curriculare: http://win.ecoistitutoticino.org/iniziative/2014/F.ParachiniBiog.pdf )

La manifestazione si svolge domenica 23 aprile dalle 9 alle 18 e vi è anche la possibilità di pranzare in loco con il sempre gustosissimo, ormai anch'esso "classico" pranzo (in versione onnivora e vegetariana) ad opera dei 'master chefs' di Ecoistituto (come il Manzoni ci insegna, paesaggio, libri e buon vivere spesso si danno la mano) e del collaudato team di servizio e cucina. Il tutto ovviamente servito con stoviglie biodegradabili ! Semplicità, rusticità e raffinatezza si fondono, richiedendo ai partecipanti di seguire la bellezza di questa armonia nel proprio approccio alla Villa ed al suo Parco.



Qui sotto diamo le specifiche della giornata e della lectio del prof. Paranchini, nonché del tradizionale Menù di Libraria (a soli 12/15 euro!). E se avete apprezzato l'attività di questa brava gente, non dimenticate la possibilità di sostenerne il lavoro, lo sforzo, l'impegno e la generosità (perché di tale trattasi!) per esempio attraverso il 5XMILLE della prossima dichiarazione dei redditi. Un gesto semplice ma concreto che lo Stato italiano, la Repubblica (Res Publica) consente ad ogni cittadino. Non è fantastico?



E poi potrete abbonarvi (o leggere gratuitamente: online o cartacea dai punti di distribuzione, Biblioteche Fondazione per Leggere) alla rivista di questa comunità di gruppi : LA CITTÀ POSSIBILE.


Tutte le info e le iniziative: www.ecoistitutoticino.org


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LIBRARIA - 12^ EDIZIONE

Villa Annoni , Cuggiono, 23 aprile dalle ore 9 alle 18. 

Nel chiostro: MOSTRA MERCATO DI LIBRI RARI,FUORI COMMERCIO E D’OCCASIONE.
Nei saloni centrali della Villa LE CARTE DELL’ARTE , rassegna di grafica antica e moderna, opere su carta, libri e riviste d’arte 

Ore 12,30 Pranzo
 Risotto alla chardonnay e funghi porcini – Stracotto di guancia e patate novelle – Dolce della nonna – Caffè e ammzacaffé  € 15
Con alternativa vegetariana al secondo – Rataouille alla provenzale €12  

Alle 16 in sala Bacco e Cerere :
ARTE E CARTE, questione di tecniche, incontro col Prof. Fabrizio Parachini. 

Che cosa possono fare gli artisti con la carta che non possono fare con la tela o i supporti lignei?
Quali tecniche espressive si sono sviluppate in occidente grazie all’arrivo dei primi fogli di carta e
alla sua produzione? I quaderni di schizzi, i Cahier de voyage, gli studi per le Grandi opere
pittoriche o scultoree, gli acquerelli. Ma anche i manifesti artistici, le pratiche di stampa d’arte, i
libri d’artista, molti lavori dell’arte concettuale, i fumetti. Un mondo intero di “opere” delicate,
come tipo di manufatto, ma solide nella loro forza espressiva e ricche di contenuti.


Il tuo 5 x 1000 all'Ecoistituto della Valle del Ticino codice fiscale 93015760155