Annig Raimondi di Pacta torna ai
capolavori del Novecento con "Il processo" di Kafka, al teatro Verdi
sino al 1 maggio.
Il Novecento, con le sue
tematiche di alienazione e frammentazione del soggetto e del suo rapporto con
la società, non è mai terminato. Un centinaio di anni non sono passati portando
ad un superamento ed alla ricostituzione di questa scissione e dispersione; al
contrario, semmai, ci troviamo, nel Ventunesimo secolo e nel Terzo millennio,
ad un empasse cubitale di questa deflagrazione dei riferimenti e delle
soggettività, alle prese con una società quasi virtuosisticamente
pluristratificata ed incastellata su piani solo apparentemente comunicanti ma
di fatto divaricanti e fagocitanti, potenziati dall'ulteriore scala impossibile
del web e dell'informatica (va da sé che stiamo facendo riferimento agli
aspetti deteriori, fatte salve le positività). Una società in cui i decisori
finali e reali sono sconosciuti mentre ognuno di noi non soltanto è visibile ma
si offre scientemente ad una messainscena di sé. Forse oggi vediamo attuato il
sistema nella realtà economica e finanziaria, che ci sovrasta oltre ogni nostra
capacità d'intendimento. Oggi, quello che in Kafka era "la legge",
potrebbe trovare il corrispettivo nel "mercato globale".
I riferimenti sono tanti ed
ognuno può trovarne diversi. Sta di fatto che questo Kafka del 1915-17 ci parla
oggi ancor più di cinquanta o trenta anni fa. Forse la differenza sta proprio
nell'illusione - oggi forte, credibile, attraente - di potersi differenziare;
mentre nel Novecento kafkiano come nella società italiana di qualche decennio
fa, il conformismo ed il diktat sociale avevano una facciata ancora molto
univoca e netta.
Ecco quindi che i colori e la
struttura scenica della produzione di Pacta sono sui toni del nero e del
grigio, macchiati dalle apparizioni sgargianti e kitsch dei cappelli di Mirella
Salvischiani ed Alessandro Aresu. Una sola porta da cui entrano o scompaiono appena
accennati personaggi inquietanti, sboccati, malati, cinici, paranoici. Comparse
enigmatiche e ributtanti - reali od incarnazioni delle angosce in cui è caduto
il protagonista - a marcare una umanità grottesca, disumanizzata e
caricaturale. Personaggi cinici, isterici, ; a tratti, nel finale, presenze più
poetiche, elusive: quel che rimane dell'anima, del sentimento. Tutti testimoni
(o testimonial?) di una ineluttabilità,
dell'impossibilità di uscire dal "processo". Del resto a Joseph K -
irreprensibile impiegato, interpretato da Alessandro Pazzi - nemmeno è concesso
di conoscere l'accusa.
E' la discesa agli inferi senza
possibilità di appello. L'individuo che si crede al centro del proprio mondo
scopre di non esserlo affatto; crede nella autodeterminazione della propria
esistenza e non lo è affatto. Forze oscure ed ineluttabili lo muovono, lo
possiedono, lo incastrano.
La regia e le scelte sceniche
(luci, costumi, musiche, scenografia) risultano convincenti e ben integrate; il
gusto espressionistico della Raimondi (regista ed attrice) si attaglia
particolarmente bene allo spettacolo ed al testo. Tra gli interpreti che gli
amici di Pacta già conoscono bene (Magherini,
D'Aquino, Pazzi e Raimondi) vogliamo menzionare il giovane Francesco Errico, che ci pare meriti la
statuetta come "miglior attore non protagonista".
Una piéce riuscita, densa, pensata,
che merita senz'altro l' "Invito a
teatro" della stagione milanese e metropolitana.
I milanesi conoscono ormai molto
bene Annig Raimondi, direttrice artistica di Oscar Pacta dei Teatri. Resa ormai
immortale dalla sua unica "Terra Desolata" di T.S. Eliot, è nota la
sua ricerca dentro il Novecento con i più grandi, controversi talvolta autori d'Europa,
del teatro e della letteratura. Oltre alla già citata Waste Land, ricordiamo qui, pescando dal repertorio dell'ultimo
biennio di Pacta, "I Parenti
Terribili" da Jean Cocteau, "L'amica
delle mogli" ancora di T.S. Eliot, recentemente abbiamo avuto "Caligola" da Camus; ed oggi il
Franz Kafka de "Il Processo".
Ospitato al teatro Verdi di via Pastrengo
a Milano (struttura appartenente al circuito Pacta del Teatri), lo spettacolo è
in scena in prima assoluta dal 19 aprile sino al 1 maggio.
All'evento sono stati
collegati - come uso di Pacta - alcuni incontri di approfondimento sui temi del
Diritto e del processo presso il Tribunale di Milano (con avvocati, magistrati
e docenti universitari), dell'opera di Kafka (a cura di Annig Raimondi) e del
tema della Giustizia nella Filosofia Antica (prof. Girgenti)
Alessandra Branca
IL PROCESSO - prima assoluta
di Franz Kafka
Adattamento e regia Annig Raimondi
Con Maria Eugenia D’Aquino, Francesco Errico, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig
Raimondi
Musiche originali Maurizio Pisati
Scene e disegno luci Fulvio Michelazzi
Costumi Nir Lagziel
Produzione PACTA . dei Teatri
In collaborazione con Istituto di Cultura Ceco, Benfenati Allestimenti, Anusc Castiglioni, Ileana Alesso
Inserito in ‘Invito a Teatro’ tagliando PACTA . dei Teatri
Teatro Verdi, Via Pastrengo 16, 20159 Milano
M2, M5, Passante ferroviario fermata Garibaldi – M5 Isola – M3 Zara – Tram 2, 4, 7, 31 – bus 43, 78, 82
Informazioni e prenotazioni: Teatro del Buratto - tel. 02 27002476
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 16.30
Orari biglietteria: Via Pastrengo, 16 - tel. 02 6880038, solo nei giorni di spettacolo da martedì a sabato dalle ore 18.30 alle ore 20.00, domenica dalle ore 15.00 alle ore 16.30.
Costo biglietti: Intero 20,00 €- Convenzioni 14,00 € - Ridotto over 65, studenti under 25 10,00 € - Mercoledì 10,00 €

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