Soddisfazione della compagnia I
Demoni di Alberto Oliva per la messinscena di venerdì sera, 4marzo, al teatro Lirico di Magenta. Platea
discretamente piena (il che, in un teatro come quello magentino, significa tra
le 200 e le 300 persone), qualcuno giunto direttamente dall'evento organizzato da Totem la domenica precedente - il 28 febbraio, presso Villa Naj Oleari
un gustoso momento di lezione ed audizione tra brani musicali ed interventi
della compagnia - altri in abbonamento ad Incontroscena e non poche presenze
occasionali certamente attirate dal tema in cartellone.
Non sappiamo se tutti quanti
abbiano incontrato ciò che si aspettavano: la piéce di Oliva risulta del tutto
particolare per un pubblico non avvezzo ad un linguaggio più precipuamente
plastico che narrativo, un linguaggio giustamente "di scena" pur senza mai sconfinare nella sperimentalità più
estrema. Indubbiamente tutti avranno però potuto constatare la suggestività della
messinscena, l'originalità della scenografia (i fili tesi con le note in dischi
a specchietto, il rigore delle linee delle vesti di Salieri richiamate dall'elemento
fortemente geometrico e plastico del tavolo della cena), la particolarità del commento musicale e sonoro (lavoro originale per la piéce ad opera del
musicista e compositore Ivan Bert con rielaborazione di alcuni passaggi
delle opere di Mozart stesso, su richiesta di Oliva). Facilmente riconoscibili
gli elementi della dualità: Salieri e Mozart, l'oscurità e la luce, il tormento
e la gioia, il sospetto e la fiducia, il dogma (anche religioso) e
l'innovazione (anche dello spirito); la disciplina e la sregolatezza dell'ispirazione
(continua); e così via. Valori peraltro che si invertono sul piano musicale:
laddove il Mozart che ricorda molto un Amadeus di formaniana memoria (benché
l'autore dichiari di averlo voluto rifuggire) infonde tutta la chiarezza e
l'ordine, benché affollato, nel pentagramma rendendo le proprie opere
capolavori di luce e leggerezza (cui si contrappone, una supposta grevità del
Salieri). Benché, come sottolinea l'ingenuo Mozart in scena, "io e te siamo fratelli, siamo figli dell'armonia", (e figli di Gluck; e questo è storicamente e musicalmente vero).
Elementi facili da identificare, ma certamente resi con lodevole unità formale e contenutistica dalla drammaturgia e dalla regia di Oliva. In tutto questo, la ricerca di Dio (chi ci crede per fede e chi lo esprime nel talento), le forze antitetiche, sempiterne, del bene e del male (il conflitto interiore più che altro è del Salieri), la ricchezza dello spirito e quella materiale; il Dongiovanni-Mozart ed un Salieri-Commendatore (ma è qui quest'ultimo a finire all'inferno, in vita).
Ed una dialettica su tutte, emblematica e nodo narrativo della drammaturgia di Oliva: Il Flauto Magico ed il Requiem; ad accompagnare ed identificare i due personaggi in scena a mo' - se possiamo azzardare il paragone - d'opera lirica wagneriana (con il metodo dei leit motiv associati).
Elementi facili da identificare, ma certamente resi con lodevole unità formale e contenutistica dalla drammaturgia e dalla regia di Oliva. In tutto questo, la ricerca di Dio (chi ci crede per fede e chi lo esprime nel talento), le forze antitetiche, sempiterne, del bene e del male (il conflitto interiore più che altro è del Salieri), la ricchezza dello spirito e quella materiale; il Dongiovanni-Mozart ed un Salieri-Commendatore (ma è qui quest'ultimo a finire all'inferno, in vita).
Ed una dialettica su tutte, emblematica e nodo narrativo della drammaturgia di Oliva: Il Flauto Magico ed il Requiem; ad accompagnare ed identificare i due personaggi in scena a mo' - se possiamo azzardare il paragone - d'opera lirica wagneriana (con il metodo dei leit motiv associati).
Il tutto tratto dalla tragedia di
Alexander Puskin con la quale - 1830
- l'autore russo ha segnato per sempre la narrazione dei rapporti tra i due
compositori contemporanei alla corte di Giuseppe II. Vicenda (quella della
gelosia del mediocre segnato dalla luce abbagliante del genio, del timorato di
dio di fronte al carattere boccaccesco del musicista austriaco) impressa
indelebilmente nel nostro immaginario occidentale contemporaneo dal glorioso film di Milos Forman con due
strepitosi interpreti, Murray Abraham e
Tom Hulce.
E veramente bravi sono anche i due attori della compagnia I Demoni: Mino Manni (Salieri) e Davide
Lorenzo Palla (Mozart). Decisamente bravi in ogni aspetto della recitazione
(gestualità, linguaggio corporeo, vocalità, espressione) e decisamente
affiatati; del resto, la piéce calca diversi palchi da un paio di anni e - almeno
per noi che l'abbiamo vista lo scorso
anno a Rho per la rassegna dell'ottimo
Scenaperta, polo legnanese - il
raffinamento di ogni parte del meccanismo di scena è percepibile. Felicemente
percepibile. A questo si aggiunga che un'opera drammaturgica del genere - per
come è realizzata e per i temi che propone - in un contesto già di per sé importante e suggestivo come quello del Teatro
Lirico, trova certamente cornice ideale e di conseguenza una vibrazione
particolare - supponiamo, ma crediamo di aver colto anche dalle parole dei
protagonisti nella breve chiacchierata con il pubblico ed il direttore
artistico di Incontroscena, Luca Cairati,
a fine replica - per gli stessi attori.
La drammaturgia, ad opera
completa di Alberto Oliva, giovane
drammaturgo impostosi sulle scene più esigenti del panorama milanese con piéce
di rigore e ricerca attorno ad autori "di peso" della drammaturgia o
della letteratura (Strindberg, Wedekind, Puskin, Dostoevskij; con quest'ultimo
un progetto stabile a Teatro Libero di Milano), nasce da un'esperienza di
collaborazione tra I Demoni ed il
teatro Out Off.
Alessandra Branca


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