domenica 6 marzo 2016

Mozart e Salieri, Demoni di Alberto Oliva, al teatro Lirico di Magenta


Soddisfazione della compagnia I Demoni di Alberto Oliva per la messinscena di venerdì sera, 4marzo, al teatro Lirico di Magenta. Platea discretamente piena (il che, in un teatro come quello magentino, significa tra le 200 e le 300 persone), qualcuno giunto direttamente dall'evento organizzato da Totem la domenica precedente - il 28 febbraio, presso Villa Naj Oleari un gustoso momento di lezione ed audizione tra brani musicali ed interventi della compagnia - altri in abbonamento ad Incontroscena e non poche presenze occasionali certamente attirate dal tema in cartellone.
Non sappiamo se tutti quanti abbiano incontrato ciò che si aspettavano: la piéce di Oliva risulta del tutto particolare per un pubblico non avvezzo ad un linguaggio più precipuamente plastico che narrativo, un linguaggio giustamente "di scena" pur senza mai sconfinare nella sperimentalità più estrema. Indubbiamente tutti avranno però potuto constatare la suggestività della messinscena, l'originalità della scenografia (i fili tesi con le note in dischi a specchietto, il rigore delle linee delle vesti di Salieri richiamate dall'elemento fortemente geometrico e plastico del tavolo della cena), la particolarità del commento musicale e sonoro (lavoro originale per la piéce ad opera del musicista e compositore Ivan Bert con rielaborazione di alcuni passaggi delle opere di Mozart stesso, su richiesta di Oliva). Facilmente riconoscibili gli elementi della dualità: Salieri e Mozart, l'oscurità e la luce, il tormento e la gioia, il sospetto e la fiducia, il dogma (anche religioso) e l'innovazione (anche dello spirito); la disciplina e la sregolatezza dell'ispirazione (continua); e così via. Valori peraltro che si invertono sul piano musicale: laddove il Mozart che ricorda molto un Amadeus di formaniana memoria (benché l'autore dichiari di averlo voluto rifuggire) infonde tutta la chiarezza e l'ordine, benché affollato, nel pentagramma rendendo le proprie opere capolavori di luce e leggerezza (cui si contrappone, una supposta grevità del Salieri). Benché, come sottolinea l'ingenuo Mozart in scena, "io e te siamo fratelli, siamo figli dell'armonia", (e figli di Gluck; e questo è storicamente e musicalmente vero).
Elementi facili da identificare, ma certamente resi con lodevole unità formale e contenutistica dalla drammaturgia e dalla regia di Oliva. In tutto questo, la ricerca di Dio (chi ci crede per fede e chi lo esprime nel talento), le forze antitetiche, sempiterne, del bene e del male (il conflitto interiore più che altro è del Salieri), la ricchezza dello spirito e quella materiale; il Dongiovanni-Mozart ed un Salieri-Commendatore (ma è qui quest'ultimo a finire all'inferno, in vita).
Ed una dialettica su tutte, emblematica e nodo narrativo della drammaturgia di Oliva: Il Flauto Magico ed il Requiem; ad accompagnare ed identificare i due personaggi in scena a mo'  - se possiamo azzardare il paragone - d'opera lirica wagneriana (con il metodo dei leit motiv associati).
Il tutto tratto dalla tragedia di Alexander Puskin con la quale - 1830 - l'autore russo ha segnato per sempre la narrazione dei rapporti tra i due compositori contemporanei alla corte di Giuseppe II. Vicenda (quella della gelosia del mediocre segnato dalla luce abbagliante del genio, del timorato di dio di fronte al carattere boccaccesco del musicista austriaco) impressa indelebilmente nel nostro immaginario occidentale contemporaneo dal glorioso film di Milos Forman con due strepitosi interpreti, Murray Abraham e Tom Hulce.
E veramente bravi sono anche i due attori della compagnia I Demoni: Mino Manni (Salieri) e Davide Lorenzo Palla (Mozart). Decisamente bravi in ogni aspetto della recitazione (gestualità, linguaggio corporeo, vocalità, espressione) e decisamente affiatati; del resto, la piéce calca diversi palchi da un paio di anni e - almeno per noi che l'abbiamo vista lo scorso anno a Rho per la rassegna dell'ottimo Scenaperta, polo legnanese - il raffinamento di ogni parte del meccanismo di scena è percepibile. Felicemente percepibile. A questo si aggiunga che un'opera drammaturgica del genere - per come è realizzata e per i temi che propone - in un contesto già di per sé importante e suggestivo come quello del Teatro Lirico, trova certamente cornice ideale e di conseguenza una vibrazione particolare - supponiamo, ma crediamo di aver colto anche dalle parole dei protagonisti nella breve chiacchierata con il pubblico ed il direttore artistico di Incontroscena, Luca Cairati,  a fine replica - per gli stessi attori.

La drammaturgia, ad opera completa di Alberto Oliva, giovane drammaturgo impostosi sulle scene più esigenti del panorama milanese con piéce di rigore e ricerca attorno ad autori "di peso" della drammaturgia o della letteratura (Strindberg, Wedekind, Puskin, Dostoevskij; con quest'ultimo un progetto stabile a Teatro Libero di Milano), nasce da un'esperienza di collaborazione tra I Demoni ed il teatro Out Off.

Alessandra Branca

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