Le ceramiche di Bertozzi & Casoni a Museo Bagatti Valsecchi
Vanitas e memento mori dal XV al XX secolo
Le ceramiche iperrealiste del duo romagnolo esposte tra gli arredi quattro e cinquecenteschi della Casa Museo nel cuore di Milano.
Qualcuno nella Sala "della stufa valtellinese" ha appena preso un tè, un gelato, ballato sulle note del giradischi mentre qualcun altro leggeva e scartava annoiato libri e riviste.
Una bella compagnia di persone vivaci, mordaci, rincorrono le ore e le cose.
Nei piatti hanno lasciato anche qualche pezzo di mandibola con tanto di dentatura, che strano. Tra mozziconi di sigarette spente nel cibo, bottiglie di plastica accartocciate ed altri oggetti maneggiati ed accartocciati, non finiti, gettati, abbandonati, spuntano coleotteri o lucertole.
La scena, abbandonata senza cura, continua una sua vita segreta, fatta di decomposizione e perdita della forma; ma anche di rigenerazione, la storia non è finita. Questo momento nascosto è là che attende ogni nostro abbandono, il nostro agire funzionale e consumistico, la fretta e l'ingordigia del momento. Riempirsi la bocca di noccioline, ancor di più l'intorno, tra gusci e frutti, lasciando la bella borsetta dal contenuto degno di un cestino tra cui nuota un bel delfinetto blu, sul tavolo bruno accanto al letto, tra candelabri in ottone, testiera lavorata in ferro battuto, i martiri alla parete, le immagini devozionali, le cassettiere scure ed intarsiate. Motti, memento mori e vanitas, severe immagini devozionali, facevano parte integrante della quotidianità del quattrocento, intrisa di cultura religiosa.
(Nel mentre una piovra allunga i suoi tentacoli dalla zuppiera che la contiene)
Ben altri tempi scandivano quelle giornate; da quelle dei fratelli Bagatti Valsecchi che diedero vita a questa "mise en abime" avveniristica (gli arredi sono del XV e XVI secolo, ma luce elettrica, acqua calda e riscaldamento del XIX) come da quelle di chiunque nel XX secolo.
Del resto, l'attaccamento al presente ed alla materia, piuttosto che l'ardore futuristico delle grandi imprese o la frenesia contemporanea del consumare il tempo... sono soltanto variabili cronologiche e culturali del sempiterno problema del tempo, della transitorietà della materia, della caducità della vita umana.
Le angosce o speculazioni esistenziali ed artistiche di sempre, sottese ad ogni espressione dell'umano.
Eppure, anziché lasciarsi fagocitare da questa vertigine, anziché lasciarci angosciare dall'inanità di fronte all'eterno, possiamo, come inviterebbe a fare Fortunato Depero, concederci "almeno mezz'ora giornaliera" per rivolgere la mente alla "nostra realtà, alla nostra arte"; ossia sganciandosi dall'immediato, rivolgere lo sguardo al contesto più ampio, ai fini ed al fine di ciò che si fa e produce, arte o vita che sia. Una filosofia che ben si sposa con lo spirito milanese, quello che si cela tra le pieghe della città.
"Respice finem", motto latino ripreso e reso celebre da Petrarca, come apprendiamo dalla bella presentazione del direttore del Museo Antonio D'Amico, inciso nel Salotto d'Onore della dimora voluto dai fratelli Bagatti Valsecchi, è la massima che ha ispirato la costruzione di tutta la programmazione museale del 2026. Un atto creativo, anche questo, in fondo.
L'arte gioca con il tempo e le dimensioni, con gli spazi e con la vita che vive nonostante l'umano e dentro le umane cose.
Visitare una mostra nella Casa Museo Bagatti Valsecchi non è soltanto andare a vedere arte. Il contesto parla di commistioni dimensionali, temporali, spaziali. Parla di rapporto tra realtà e finzione, tra vita ed arte. Le opere di Bertozzi & Casoni, nel loro cromatismo esplosivo fatto di perfezione e finezze mentre ritraggono scarto e noncuranza, entrano perfettamente in dialogo con la filosofia artistica della Casa Museo. Vi entrano speculativamente e materialmente; in dialettica, in scarto di senso, raffinazione e spinta al rompicapo, al trompe l'oeil del tempo; e vi entrano bene poiché davvero potresti non realizzare subito che si tratti di oggetti estranei o di manufatti di ceramica tout court. Il finto è più vero del vero, qui le mimesis si sovrappongono in piani traversi, vanitas e memento mori si rincorrono, spernacchiano, riflettono tra epoche, temperie e linguaggi differenti.
La deliziosa giustapposizione ironica tra gli arredi e l'atmosfera severa degli ambienti ed il caos quasi primordiale (e ve ne sono di presenze primordiali) ritratto riprodotto e rappresentato dalle ceramiche di Bertozzi e Casoni, sembra amplificare il senso delle massime che invitano alla morigeratezza, all'essenziale. Se tutto è vanitas, questa vanitas in declinazione anni sessanta la troviamo presente e rappresentata. Giustapposta e sovrapposta.
La severità esplode e si ricompone in manufatti di ceramica faentina. Tutto muore ma tutto vive. (fiori di pesco spuntano alle corna di un cervo; la popilia japonica fa festa tra le corolle dei fiori in vaso).
Anche l'effetto di questo obliquo attraversamento è cangiante. Stupore, spaesamento, riconoscimento e riflessione. Poi, gusto della scoperta e dell'approfondimento.
Occasioni di approfondimento la Casa Museo ne offre davvero tante, tra arte, accademia e convivio. I tea talks, le serate a tema, la visita della Casa condotta da Giuseppe e Fausto in persona, ossia dalla sceneggiatura affidata agli attori che li impersonano, insieme ai visitatori come in un ricevimento serale, con un calice di vino in mano. Oppure, appunto, oltre i confini del palazzo, nelle iniziative delle biblioteche cittadine.
Alla fine, la vita vince sempre. Non possiamo sfuggire alla condizione transitoria ma possiamo certamente farne buon uso, guardando il fine ed il confine; varcandolo quel confine, spaziale o temporale, coscienti che la vita sarà sempre un continuo morire per vivere, una continua trasformazione. Prendendosi sempre quella mezz'ora di tempo. Lo sapevano anche i fratelli Bagatti Valsecchi.
Visitare per credere !
NOTE : "Space to space, la creazione della memoria" è l'importante esposizione dedicata all'artista trentino Fortunato Depero ospitata dal Museo Bagatti Valsecchi tra febbraio ed agosto 2026. Un lungo tuffo nella temperie tardo-futurista in collaborazione con il Mart di Rovereto, inserita nel programma Olimpiade culturale Milano Cortina 2026.
Alessandra Branca - © 2026



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