Ma cos'è questa "ruspante comicità" dell'attore che venne dal Polesine? una comicità veicolata dalla cadenza veneta che gioca col gutturale e col falsetto nell'impersonare personaggi, figure e miti attinti da ogni dove: dal Delta del Po all'Itaca omerica; dalla mummia di Bolzano (Ötzi, e relativi asini) ai vicini di casa del paese natale. Un andirivieni dal Polesine all'universo culturale di ognuno di noi (Ulisse e Gesù Cristo), come mai avevamo osato immaginarlo. Ogni dove porta personaggi, ogni personaggio una storiella, ogni storiella delle gags, dei dialoghi e delle parole. Ogni parola, i suoi accenti, le sue consonanti (poche), e tante vocali... Balasso dà una lectio magistralis di stand up di ottimo gusto e strumenti del mestiere per nulla improvvisati con la scusa di narrarci l'Odissea. ed omerico è l'andamento della piéce, difatti. Come Ulisse nell'Egeo, il nostro Natalino si ferma ed indugia nelle terre che accidentalmente incontra, per farci ridere con qualche aneddoto introduttivo e preliminare, spesso laterale, al racconto di locandina. Lectio non soltanto nella possibilità comica di argomenti estranei al circo dei battutari da due soldi (spesso, pensandoci, nell'equivalenza soldo=milione!) e molta inutile volgarità, televisivi e non, ma anche nella capacità di gestire il corso di questa piena di parole, di questo grande fiume che muovendo verso il mare si snoda e si ramifica per poi ricomporsi e farsi limaccioso delta (scene familiari: i nonni) finché, - ah!- buttiamoci nel mare (di risate) ed andiamo a casa contenti. Un po' omerico ed un po' evangelico, ben ancorato alle acque ed alla terra del Polesine, l'impianto regge senza stacchi una piena per la quale l'autore prevede anche un estemporaneo climax di comicità proprio con il vecchio, caro, antico e raffinato - quando così ben utilizzato - stratagemma del "gioco di parole". Perché a fare un gioco di scambio allusivo tra due vocaboli simili o significati diversi di uno stesso termine (magari tirando in ballo le solite regioni del corpo) possono esser capaci in tanti; ma fare una tirata archeologica di dieci minuti di giochi di assonanze ed incastri ad anello, nel tipico incedere sistematizzante dell'esposizione scientifica e portare la climax comica fino alle lacrime, non è da tutti. E poi, e poi il comico bravo sa scegliere i tempi ed utilizza il proprio testo come una scrittura musicale: con i suoi bassi ed acuti, i ritmi dosati variegati. Poi, poi c'è la fisicità. La comicità si nutre di carne e questo è un dono di mamma e papà, non lo si inventa, non c'è make up che tenga.
Insomma, Natalino Balasso usa l'arte e la usa bene. E non solo l'arte, il mestiere. Perché alla fine - ci sembra di poter affermare e cogliere (e ci scusiamo anticipatamente con l'autore per le stupidaggini in corso di redazione) il buon Natalino non porta solo in scena un grande spasso di personaggi e di parole. A ben guardare tutto ciò di cui ci narra con spirito ironico (non solo umoristico!), alla fine delinea anche una interpretazione non banale dell'uomo, della storia e del mondo in cui sguazzabugliamo (oltretutto non mancano riferimenti, richiami, ad alcuni argomenti di attualità, mascherati nei personaggi o nelle parabolette comiche). Fuori di ontologia, fuor di teologia, fuori di ideologia, il mondo è bello perché è vario, non di rado strano; e l'uomo non è che un bel peperino, non di rado neanche tanto intelligente; navigante o naufrangante nel mare della storia e degli istinti cercando di darsi una morale, ma trovando anche molte buone scuse per svicolarla (per esempio andare "ad Asia..o"!). O qualcosa del genere. Di certo c'è, che di prassi siamo fatti e di prassi ce la scampiamo, tra poche virtù e molti difetti, caratterialità e vizietti (per esempio quello di Gesù Cristo è quello di screditare l'autorità di turno durante le pubbliche assemblee e cominciare una storia di guai... quello di San Pietro? far finta di non conoscerlo... eheh!). L'uomo? poche consonanti, due vocali e grugniti (molti) .
Alessandra Branca


Nessun commento:
Posta un commento