Ma chi lo avrebbe mai detto, una
serata così, in quel di Boffalora, a ridosso del Naviglio. Serata umida, grigia
ed anche un po' fredda la sala dell'oratorio, dove Teatro dei Navigli ha chiamato gli spettatori della rassegna Incontroscena,
per questa trasferta fuori dai teatri "maggiori". Ambiente spartano,
pubblico alla chetichella. Sul palco, grattacieli e palazzi di carta. Che ad un
tratto, mentre ancora la gente fa crocicchio, perfettamente a proprio agio,
come ad una serata casalinga, tra le fila di sedie non tanto allineate, si
accendono: comincia lo spettacolo.
Tre musicisti in mezzo al cemento
cartaceo della metropoli: chitarra contrabbasso e fisarmonica; ed un clown di
marciapiede o marcia-scarp-de-tenis, Stefano Orlandi, multiforme mattatore
della marginalità decadente e poetica che ha avuto un bardo dolce ed aspro, un
osservatore pieno di tenerezza e di dettaglio in quell'uomo tanto umano che si
chiamò Jannacci. Enzo, Jannacci.
Ed eccoli lì, i tanti personaggi evocati
dal cantautore e medico milanese: truffatori da due soldi, muratori stanchi, telegrafisti
innamorati, balordame vario reietto dalla buona società, quelli rimasti
indietro e quelli che, non volendo, si muovono in senso contrario (ostinatamente, contrario) alla società
patinata; quelli che vivono nello spazio grigio sporco delle periferie
metropolitane, magari proprio sui Navigli, tentando di esistere senza fare
resistenza, senza far rumore; ma poi, magari cadono: ed intralciano il pubblico
servizio; intralciano il traffico!
Va bene, i fans del poeta del
materiale renitente che si siano accorti ed accorsi all'evento saran stati felicissimi.
Questa produzione di Atir è una
magia: scenografia, musicisti ed attore son così bravi da fondere tutto
insieme, ricreando un ambiente caldo e minimo, di toccante umanità e di
evidente bellezza. Perché le cose minime, solo l'arte ne sa mostrare il bagliore.
Orlandi, semplicemente cambiando
berretto, alternando camicia e casacca, arrotolando o srotolando le maniche,
cambia maschera. Un racconto a lato della città di carta (contaminazioni
letterarie da Beppe Viola, Franco Loi,
Giovanni Testori, Walter Valdi), una sottolineatura musicale e... oplà! la canzone è servita. Ottima prova
attoriale ma anche canora per lui; musicisti di grande sensibilità e
perfettamente in sintonia i Roba Minima.
Al termine, via con i tre hit da
cantare insieme: Scarp de Tenis, Vengo
anch'io, Ho visto un Re. E Boffalora
risponde! Spontanea, tra esuberanza e timidezza, come una novella campagnola - che non è più -, la platea risponde facendo la spalla all'intercalare dell'Orlandi stupito: "magari non in
sincrono ma...ci siamo!".
Bella serata, per i svariatamente
fans di Jannacci che da oggi saranno fans anche di Atir e del teatro.
Possibilmente dei Navigli.
Alessandra Branca
"ROBA MINIMA S'INTEND"
di e con Stefano Orlandi
canzoni di Enzo Jannacci
brani letterari da Beppe Viola, Franco Loi, Giovanni Testori, Walter Valdi
accompagnamento musicale a cura dei Roba Minina:
Massimo Betti (chitarra), Giulia Bertasi (fisarmonica), Stefano Fascioli (contrabbasso)
Produzione ATIR

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