venerdì 29 aprile 2016

Il Processo di Kafka di Annig Raimondi e Pacta in prima assoluta al Verdi

Annig Raimondi di Pacta torna ai capolavori del Novecento con "Il processo" di Kafka, al teatro Verdi sino al 1 maggio.

Il Novecento, con le sue tematiche di alienazione e frammentazione del soggetto e del suo rapporto con la società, non è mai terminato. Un centinaio di anni non sono passati portando ad un superamento ed alla ricostituzione di questa scissione e dispersione; al contrario, semmai, ci troviamo, nel Ventunesimo secolo e nel Terzo millennio, ad un empasse cubitale di questa deflagrazione dei riferimenti e delle soggettività, alle prese con una società quasi virtuosisticamente pluristratificata ed incastellata su piani solo apparentemente comunicanti ma di fatto divaricanti e fagocitanti, potenziati dall'ulteriore scala impossibile del web e dell'informatica (va da sé che stiamo facendo riferimento agli aspetti deteriori, fatte salve le positività). Una società in cui i decisori finali e reali sono sconosciuti mentre ognuno di noi non soltanto è visibile ma si offre scientemente ad una messainscena di sé. Forse oggi vediamo attuato il sistema nella realtà economica e finanziaria, che ci sovrasta oltre ogni nostra capacità d'intendimento. Oggi, quello che in Kafka era "la legge", potrebbe trovare il corrispettivo nel "mercato globale".
I riferimenti sono tanti ed ognuno può trovarne diversi. Sta di fatto che questo Kafka del 1915-17 ci parla oggi ancor più di cinquanta o trenta anni fa. Forse la differenza sta proprio nell'illusione - oggi forte, credibile, attraente - di potersi differenziare; mentre nel Novecento kafkiano come nella società italiana di qualche decennio fa, il conformismo ed il diktat sociale avevano una facciata ancora molto univoca e netta.
Ecco quindi che i colori e la struttura scenica della produzione di Pacta sono sui toni del nero e del grigio, macchiati dalle apparizioni sgargianti e kitsch dei cappelli di Mirella Salvischiani ed Alessandro Aresu. Una sola porta da cui entrano o scompaiono appena accennati personaggi inquietanti, sboccati, malati, cinici, paranoici. Comparse enigmatiche e ributtanti - reali od incarnazioni delle angosce in cui è caduto il protagonista - a marcare una umanità grottesca, disumanizzata e caricaturale. Personaggi cinici, isterici, ; a tratti, nel finale, presenze più poetiche, elusive: quel che rimane dell'anima, del sentimento. Tutti testimoni (o testimonial?) di una ineluttabilità, dell'impossibilità di uscire dal "processo". Del resto a Joseph K - irreprensibile impiegato, interpretato da Alessandro Pazzi - nemmeno è concesso di conoscere l'accusa.
E' la discesa agli inferi senza possibilità di appello. L'individuo che si crede al centro del proprio mondo scopre di non esserlo affatto; crede nella autodeterminazione della propria esistenza e non lo è affatto. Forze oscure ed ineluttabili lo muovono, lo possiedono, lo incastrano.
La regia e le scelte sceniche (luci, costumi, musiche, scenografia) risultano convincenti e ben integrate; il gusto espressionistico della Raimondi (regista ed attrice) si attaglia particolarmente bene allo spettacolo ed al testo. Tra gli interpreti che gli amici di Pacta già conoscono bene (Magherini, D'Aquino, Pazzi e Raimondi) vogliamo menzionare il giovane Francesco Errico, che ci pare meriti la statuetta come "miglior attore non protagonista".
Una piéce riuscita, densa, pensata, che merita senz'altro l' "Invito a teatro" della stagione milanese e metropolitana.



I milanesi conoscono ormai molto bene Annig Raimondi, direttrice artistica di Oscar Pacta dei Teatri. Resa ormai immortale dalla sua unica "Terra Desolata" di T.S. Eliot, è nota la sua ricerca dentro il Novecento con i più grandi, controversi talvolta autori d'Europa, del teatro e della letteratura. Oltre alla già citata Waste Land, ricordiamo qui, pescando dal repertorio dell'ultimo biennio di Pacta, "I Parenti Terribili" da Jean Cocteau, "L'amica delle mogli" ancora di T.S. Eliot, recentemente abbiamo avuto "Caligola" da Camus; ed oggi il Franz Kafka de "Il Processo".

Ospitato al teatro Verdi di via Pastrengo a Milano (struttura appartenente al circuito Pacta del Teatri), lo spettacolo è in scena in prima assoluta dal 19 aprile sino al 1 maggio.

All'evento sono stati collegati - come uso di Pacta - alcuni incontri di approfondimento sui temi del Diritto e del processo presso il Tribunale di Milano (con avvocati, magistrati e docenti universitari), dell'opera di Kafka (a cura di Annig Raimondi) e del tema della Giustizia nella Filosofia Antica (prof. Girgenti)
Alessandra Branca
IL PROCESSO - prima assoluta
di Franz Kafka
Adattamento e regia Annig Raimondi
Con Maria Eugenia D’Aquino, Francesco Errico, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig
Raimondi
Musiche originali Maurizio Pisati
Scene e disegno luci Fulvio Michelazzi
Costumi Nir Lagziel
Produzione PACTA . dei Teatri
In collaborazione con Istituto di Cultura Ceco, Benfenati Allestimenti, Anusc Castiglioni, Ileana Alesso
Inserito in ‘Invito a Teatro’ tagliando PACTA . dei Teatri

Teatro Verdi, Via Pastrengo 16, 20159 Milano
M2, M5, Passante ferroviario fermata Garibaldi – M5 Isola – M3 Zara – Tram 2, 4, 7, 31 – bus 43, 78, 82
Informazioni e prenotazioni: Teatro del Buratto - tel. 02 27002476
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 16.30
Orari biglietteria: Via Pastrengo, 16 - tel. 02 6880038, solo nei giorni di spettacolo da martedì a sabato dalle ore 18.30 alle ore 20.00, domenica dalle ore 15.00 alle ore 16.30.
Costo biglietti: Intero 20,00 €- Convenzioni 14,00 € Ridotto over 65, studenti under 25 10,00 €  - Mercoledì 10,00 € 


domenica 6 marzo 2016

Mozart e Salieri, Demoni di Alberto Oliva, al teatro Lirico di Magenta


Soddisfazione della compagnia I Demoni di Alberto Oliva per la messinscena di venerdì sera, 4marzo, al teatro Lirico di Magenta. Platea discretamente piena (il che, in un teatro come quello magentino, significa tra le 200 e le 300 persone), qualcuno giunto direttamente dall'evento organizzato da Totem la domenica precedente - il 28 febbraio, presso Villa Naj Oleari un gustoso momento di lezione ed audizione tra brani musicali ed interventi della compagnia - altri in abbonamento ad Incontroscena e non poche presenze occasionali certamente attirate dal tema in cartellone.
Non sappiamo se tutti quanti abbiano incontrato ciò che si aspettavano: la piéce di Oliva risulta del tutto particolare per un pubblico non avvezzo ad un linguaggio più precipuamente plastico che narrativo, un linguaggio giustamente "di scena" pur senza mai sconfinare nella sperimentalità più estrema. Indubbiamente tutti avranno però potuto constatare la suggestività della messinscena, l'originalità della scenografia (i fili tesi con le note in dischi a specchietto, il rigore delle linee delle vesti di Salieri richiamate dall'elemento fortemente geometrico e plastico del tavolo della cena), la particolarità del commento musicale e sonoro (lavoro originale per la piéce ad opera del musicista e compositore Ivan Bert con rielaborazione di alcuni passaggi delle opere di Mozart stesso, su richiesta di Oliva). Facilmente riconoscibili gli elementi della dualità: Salieri e Mozart, l'oscurità e la luce, il tormento e la gioia, il sospetto e la fiducia, il dogma (anche religioso) e l'innovazione (anche dello spirito); la disciplina e la sregolatezza dell'ispirazione (continua); e così via. Valori peraltro che si invertono sul piano musicale: laddove il Mozart che ricorda molto un Amadeus di formaniana memoria (benché l'autore dichiari di averlo voluto rifuggire) infonde tutta la chiarezza e l'ordine, benché affollato, nel pentagramma rendendo le proprie opere capolavori di luce e leggerezza (cui si contrappone, una supposta grevità del Salieri). Benché, come sottolinea l'ingenuo Mozart in scena, "io e te siamo fratelli, siamo figli dell'armonia", (e figli di Gluck; e questo è storicamente e musicalmente vero).
Elementi facili da identificare, ma certamente resi con lodevole unità formale e contenutistica dalla drammaturgia e dalla regia di Oliva. In tutto questo, la ricerca di Dio (chi ci crede per fede e chi lo esprime nel talento), le forze antitetiche, sempiterne, del bene e del male (il conflitto interiore più che altro è del Salieri), la ricchezza dello spirito e quella materiale; il Dongiovanni-Mozart ed un Salieri-Commendatore (ma è qui quest'ultimo a finire all'inferno, in vita).
Ed una dialettica su tutte, emblematica e nodo narrativo della drammaturgia di Oliva: Il Flauto Magico ed il Requiem; ad accompagnare ed identificare i due personaggi in scena a mo'  - se possiamo azzardare il paragone - d'opera lirica wagneriana (con il metodo dei leit motiv associati).
Il tutto tratto dalla tragedia di Alexander Puskin con la quale - 1830 - l'autore russo ha segnato per sempre la narrazione dei rapporti tra i due compositori contemporanei alla corte di Giuseppe II. Vicenda (quella della gelosia del mediocre segnato dalla luce abbagliante del genio, del timorato di dio di fronte al carattere boccaccesco del musicista austriaco) impressa indelebilmente nel nostro immaginario occidentale contemporaneo dal glorioso film di Milos Forman con due strepitosi interpreti, Murray Abraham e Tom Hulce.
E veramente bravi sono anche i due attori della compagnia I Demoni: Mino Manni (Salieri) e Davide Lorenzo Palla (Mozart). Decisamente bravi in ogni aspetto della recitazione (gestualità, linguaggio corporeo, vocalità, espressione) e decisamente affiatati; del resto, la piéce calca diversi palchi da un paio di anni e - almeno per noi che l'abbiamo vista lo scorso anno a Rho per la rassegna dell'ottimo Scenaperta, polo legnanese - il raffinamento di ogni parte del meccanismo di scena è percepibile. Felicemente percepibile. A questo si aggiunga che un'opera drammaturgica del genere - per come è realizzata e per i temi che propone - in un contesto già di per sé importante e suggestivo come quello del Teatro Lirico, trova certamente cornice ideale e di conseguenza una vibrazione particolare - supponiamo, ma crediamo di aver colto anche dalle parole dei protagonisti nella breve chiacchierata con il pubblico ed il direttore artistico di Incontroscena, Luca Cairati,  a fine replica - per gli stessi attori.

La drammaturgia, ad opera completa di Alberto Oliva, giovane drammaturgo impostosi sulle scene più esigenti del panorama milanese con piéce di rigore e ricerca attorno ad autori "di peso" della drammaturgia o della letteratura (Strindberg, Wedekind, Puskin, Dostoevskij; con quest'ultimo un progetto stabile a Teatro Libero di Milano), nasce da un'esperienza di collaborazione tra I Demoni ed il teatro Out Off.

Alessandra Branca

domenica 28 febbraio 2016

Il salotto romantico di Totem al Lirico di Magenta, tra compositori in cerca di fama ed eroine del canapé

Dopo la fuga nel contemporaneo carico di vuoti ed oscuri disgregamenti, Totem , la Tribù delle Arti, dedica al pubblico del Lirico una serata di delizia e relax, facendoci salire su un'elegante carrozza in corsa serale verso le passionali inquietudini degli spiriti arditi e tremanti dell'Ottocento. Una lezione-concerto, condotta dal Maestro Andrea Raffanini, a cavallo del periodo che chiamiamo Romantico (che non fu breve e nemmeno così omogeneo) che ci conduce con ineffabile grazia dai primi momenti di germinazione variando dallo stile classico agli epigoni di tardo Ottocento. Un'epoca in cui a dettare il canone e fungere da arbiter elegantiarum (e talvolta "politicus") fu "il salotto" di alcune gentildonne, signore di quella nobiltà che cominciava a mischiarsi con la borghesia dei commerci ottocenteschi. Ed è così che la produzione di Totem strizzando l'occhio ai contenuti di cui va narrando, sceglie di metterli in scena, questi salotti. I giovani musicisti dell'ensemble Città di Magenta si presentano in costume d'epoca, e lo stesso maestro Raffanini si aggira sul palco, in studiate pose, raccontando del passaggio dai lieder alle romanze tra poltroncine vellutate e languidi canapé. Ma non da solo. Ad affiancarlo, vero fil rouge e spiritello fugace delle vicende musicali e letterarie, è la brava Paola Ornati, per la serata musa incontrastata di svariati artisti nelle maggiori capitali della bella Europa del tempo. Da Vienna a Milano a Parigi (un percorso geografico ed anche cronologico nella predominanza culturale del tempo), la Ornati incarna con giocosa ironia le regine dei salotti ove i musicisti in erba si esibivano creandosi una fama e nei quali si dispiegava la bella ed ambiziosa società del tempo. Dalla celeberrima Chiarina Maffei della patriottica Milano alla George Sand della turbinosa Parigi, sono loro le registe passionali di glorie e sconfitte nei decenni dell'Ottocento.
Lezione musicale, racconto teatrale e narrazione letteraria (la consulenza ai testi tratti dalle biografie dei personaggi messi in scena è di Ornella Maltagliati), la serata risulta gradevole, interessante e birichina. Una lode anche a regia e scenografia che reggono con gusto e scorrevolezza l'impianto composito del progetto (cui si aggiunge la sezione di quinta video grafica a cura di Fulvio Marino).
In quanto ai musicisti, tutti virgulti di Totem e Città di Magenta, hanno saputo proporre i brani con eleganza e partecipazione. Apprezzati tutti: Margherita Miramonti e Giulia Sofia Scilla (violini), da Matteo Torresetti (viola), Fabrizio Scilla (violoncello); un'emozione in più - come nella natura delle cose oltre che nella bravura degli esecutori - hanno suscitato i soli del pianista Francesco Granata (su Listz e Chopin in particolare) e della bella voce della soprano Elizaveta Martirosyan: in scena come evocazione sognante della narrazione, vestita di blu acceso, quale azzurra fiamma di sentimenti estatici ed appassionati, sempre delicata, modulando il fiato tra lieder ed arie d'opera (da Traviata su tutti, con lungo applauso del pubblico).
Musiche eseguite dalle composizioni di: L. van Beethoven, F. Schubert, F. Chopin, G. Verdi, V. Bellini, F. Listz.

Il prossimo appuntamento con la stagione musicale del Lirico magentino (facente parte del programma dell'Amministrazione Magenta Cultura 2016), dopo la graziosa serata romantica, è decisamente importante ed imperdibile. Ancora una volta Totem osa con un Benjamin Britten di cui ricorre il centenario della nascita. In scena questa volta opera: "Il Piccolo Spazzacamino" (di cui verrà proposto, come nel caso del "Salotto romantico" un matinée per le scuole). La versione serale, venerdì 11 marzo, sarà diretta dal maestro Bruno Casoni. Affrettatevi a prenotare i biglietti! Info: biglietteria teatro Lirico, via Cavallari 2 - tel 0297003255 - online www.teatroliricomagenta.org

Alessandra Branca

sabato 13 febbraio 2016

Balasso, che spasso!

Due ore fitte fitte e non-stop di "stand up" Balasso: che goduria! e che sganasso! la ruspante comicità di Natalino Balasso fa rovesciare dalle sedie gli oltre 500 spettatori del teatro Lirico di Magenta. Posti esauriti da settimane, al botteghino del teatro molti avventori in cerca di qualche posto dell'ultimo minuto per assistere allo spettacolo dell'attore esploso alla popolarità con il cabaret dello Zelig ma che vanta una nutrita e poliforme carriera di attore ed autore.


Ma cos'è questa "ruspante comicità" dell'attore che venne dal Polesine? una comicità veicolata dalla cadenza veneta che gioca col gutturale e col falsetto nell'impersonare personaggi, figure e miti attinti da ogni dove: dal Delta del Po all'Itaca omerica; dalla mummia di Bolzano (Ötzi, e relativi asini) ai vicini di casa del paese natale. Un andirivieni dal Polesine all'universo culturale di ognuno di noi (Ulisse e Gesù Cristo), come mai avevamo osato immaginarlo. Ogni dove porta personaggi, ogni personaggio una storiella, ogni storiella delle gags, dei dialoghi e delle parole. Ogni parola, i suoi accenti, le sue consonanti (poche), e tante vocali... Balasso dà una lectio magistralis di stand up di ottimo gusto e strumenti del mestiere per nulla improvvisati con la scusa di narrarci l'Odissea. ed omerico è l'andamento della piéce, difatti. Come Ulisse nell'Egeo, il nostro Natalino si ferma ed indugia nelle terre che accidentalmente incontra, per farci ridere con qualche aneddoto introduttivo e preliminare, spesso laterale, al racconto di locandina. Lectio non soltanto nella possibilità comica di argomenti estranei al circo dei battutari da due soldi (spesso, pensandoci, nell'equivalenza soldo=milione!) e molta inutile volgarità, televisivi e non, ma anche nella capacità di gestire il corso di questa piena di parole, di questo grande fiume che muovendo verso il mare si snoda e si ramifica per poi ricomporsi e farsi limaccioso delta (scene familiari: i nonni) finché, - ah!- buttiamoci nel mare (di risate) ed andiamo a casa contenti. Un po' omerico ed un po' evangelico, ben ancorato alle acque ed alla terra del Polesine, l'impianto regge senza stacchi una piena per la quale l'autore prevede anche un estemporaneo climax di comicità proprio con il vecchio, caro, antico e raffinato - quando così ben utilizzato - stratagemma del "gioco di parole". Perché a fare un gioco di scambio allusivo tra due vocaboli simili o significati diversi di uno stesso termine (magari tirando in ballo le solite regioni del corpo) possono esser capaci in tanti; ma fare una tirata archeologica di dieci minuti di giochi di assonanze ed incastri ad anello, nel tipico incedere sistematizzante dell'esposizione scientifica e portare la climax comica fino alle lacrime, non è da tutti. E poi, e poi il comico bravo sa scegliere i tempi ed utilizza il proprio testo come una scrittura musicale: con i suoi bassi ed acuti, i ritmi dosati variegati. Poi, poi c'è la fisicità. La comicità si nutre di carne e questo è un dono di mamma e papà, non lo si inventa, non c'è make up che tenga.


Insomma, Natalino Balasso usa l'arte e la usa bene. E non solo l'arte, il mestiere. Perché alla fine - ci sembra di poter affermare e cogliere (e ci scusiamo anticipatamente con l'autore per le stupidaggini in corso di redazione) il buon Natalino non porta solo in scena un grande spasso di personaggi e di parole. A ben guardare tutto ciò di cui ci narra con spirito ironico (non solo umoristico!), alla fine delinea anche una interpretazione non banale dell'uomo, della storia e del mondo in cui sguazzabugliamo (oltretutto non mancano riferimenti, richiami, ad alcuni argomenti di attualità, mascherati nei personaggi o nelle parabolette comiche). Fuori di ontologia, fuor di teologia, fuori di ideologia, il mondo è bello perché è vario, non di rado strano; e l'uomo non è che un bel peperino, non di rado neanche tanto intelligente; navigante o naufrangante nel mare della storia e degli istinti cercando di darsi una morale, ma trovando anche molte buone scuse per svicolarla (per esempio andare "ad Asia..o"!). O qualcosa del genere. Di certo c'è, che di prassi siamo fatti e di prassi ce la scampiamo, tra poche virtù e molti difetti, caratterialità e vizietti (per esempio quello di Gesù Cristo è quello di screditare l'autorità di turno durante le pubbliche assemblee e cominciare una storia di guai... quello di San Pietro? far finta di non conoscerlo... eheh!). L'uomo? poche consonanti, due vocali e grugniti (molti) .

Alessandra Branca

mercoledì 10 febbraio 2016

"La bellezza disarmata" di Don Juan Carron a Magenta ed a Rho

Occasione imperdibile questa sera a Magenta per conoscere l'ultima opera di Don Juan Carron "La bellezza disarmata". Oggi ricorre anche il Giorno del Ricordo, dunque siamo in tema di riflessioni non scontate sul tempo, la storia, l'umano; non stona dunque la serata proposta dal Circolo Culturale Don Tragella. Ma di cosa si tratta? Don Juan Carron è dal 2005 rettore di Comunione e Liberazione e da molti viene definito "l'erede di Don Giussani". Lo scorso anno, in seguito alla strage di Charlie Hebdo, Carron interveniva sul Corriere della Sera (del 13 febbraio 2015) ponendo un interrogativo: “Ma noi cristiani crediamo ancora nella capacità della fede che abbiamo ricevuto di esercitare un’attrattiva su coloro che incontriamo e nel fascino vincente della sua bellezza disarmata?”. Che frase splendida: chiara e toccante, che entra nel cuore vivo, nel verbo essenziale; interrogativo del senso. Non può non risuonare il messaggio di Papa Benedetto, vescovo Ratzinger, la sua sollecitazione teologica e filosofica sul senso dell'Europa con cui esordì già dal battesimo (nel nome davvero!) del proprio Pontificato. Ma, tornando ai fatti, evidentemente Carron ha poi sentito la necessità di proseguire ed ampliare il ragionamento e proporlo sino all'edizione di questo libro, nel novembre 2015, con Rizzoli. Il testo, giunto già alla terza edizione, pone importanti domande teologiche di fronte all'altare della nostra difficile attualità: dall’immigrazione alla famiglia, dal terrorismo alla politica. Non sappiamo, poiché non abbiamo ancora letto l'opera, ma sembrerebbe già questa una trasposizione saggistica di quella - a nostro parere meravigliosa - staffetta sodalistica tra i due pontificati: Benedetto e Francesco.

Dunque per la scrivente come per tutti, stasera avremo la possibilità di conoscere le tesi di Carron insieme a relatori di calibro: ROCCO MOLITERNO, formatore presso scuola professionale e Don EZIO PRATO, docente Facoltà Teologica di Milano.
Comunque siate orientati e la pensiate, l'occasione è da non perdere, almeno per coloro che sentano il bisogno di interrogarsi a più livelli nonché ad un certo "livello". Segnaliamo che un prossimo appuntamento con il libro di Carron si terrà a Rho il 18 febbraio e gli interventi in locandina sono di personaggi noti e trasversali; insieme allo stesso autore Fausto Bertinotti, ed Eugenio Borgna. Ma, solo per oggi, nella Sala del cinemateteatroNuovo di via San martino 19, l'appuntamento con "la bellezza disarmata" è a Magenta. alle 21. Ricordate: "dell'intelligenza mai aver timore", come disse bene qualcuno. Non mancate!


Alessandra Branca

giovedì 4 febbraio 2016

NAVIGLI: Stefano Orlandi accende con Jannacci la fredda serata boffalorese con una "Roba minima, s'intend!"

Ma chi lo avrebbe mai detto, una serata così, in quel di Boffalora, a ridosso del Naviglio. Serata umida, grigia ed anche un po' fredda la sala dell'oratorio, dove Teatro dei Navigli ha chiamato gli spettatori della rassegna Incontroscena, per questa trasferta fuori dai teatri "maggiori". Ambiente spartano, pubblico alla chetichella. Sul palco, grattacieli e palazzi di carta. Che ad un tratto, mentre ancora la gente fa crocicchio, perfettamente a proprio agio, come ad una serata casalinga, tra le fila di sedie non tanto allineate, si accendono: comincia lo spettacolo.
Tre musicisti in mezzo al cemento cartaceo della metropoli: chitarra contrabbasso e fisarmonica; ed un clown di marciapiede o marcia-scarp-de-tenis, Stefano Orlandi, multiforme mattatore della marginalità decadente e poetica che ha avuto un bardo dolce ed aspro, un osservatore pieno di tenerezza e di dettaglio in quell'uomo tanto umano che si chiamò Jannacci. Enzo, Jannacci.
Ed eccoli lì, i tanti personaggi evocati dal cantautore e medico milanese: truffatori da due soldi, muratori stanchi, telegrafisti innamorati, balordame vario reietto dalla buona società, quelli rimasti indietro e quelli che, non volendo, si muovono in senso contrario (ostinatamente, contrario) alla società patinata; quelli che vivono nello spazio grigio sporco delle periferie metropolitane, magari proprio sui Navigli, tentando di esistere senza fare resistenza, senza far rumore; ma poi, magari cadono: ed intralciano il pubblico servizio; intralciano il traffico!
Va bene, i fans del poeta del materiale renitente che si siano accorti ed accorsi all'evento saran stati felicissimi. Questa produzione di Atir è una magia: scenografia, musicisti ed attore son così bravi da fondere tutto insieme, ricreando un ambiente caldo e minimo, di toccante umanità e di evidente bellezza. Perché le cose minime, solo l'arte ne sa mostrare il bagliore.
Orlandi, semplicemente cambiando berretto, alternando camicia e casacca, arrotolando o srotolando le maniche, cambia maschera. Un racconto a lato della città di carta (contaminazioni letterarie da Beppe Viola, Franco Loi, Giovanni Testori, Walter Valdi), una sottolineatura musicale e... oplà! la canzone è servita. Ottima prova attoriale ma anche canora per lui; musicisti di grande sensibilità e perfettamente in sintonia i Roba Minima.
Al termine, via con i tre hit da cantare insieme: Scarp de Tenis, Vengo anch'io, Ho visto un Re. E Boffalora risponde! Spontanea, tra esuberanza e timidezza, come una novella campagnola - che non è più -, la platea risponde facendo la spalla all'intercalare dell'Orlandi stupito: "magari non in sincrono ma...ci siamo!".
Bella serata, per i svariatamente fans di Jannacci che da oggi saranno fans anche di Atir e del teatro. Possibilmente dei Navigli.

Alessandra Branca

"ROBA MINIMA S'INTEND"
di e con Stefano Orlandi
canzoni di Enzo Jannacci
brani letterari da Beppe Viola, Franco Loi, Giovanni Testori, Walter Valdi
accompagnamento musicale a cura dei Roba Minina:
Massimo Betti (chitarra),  Giulia Bertasi (fisarmonica), Stefano Fascioli (contrabbasso)
Produzione ATIR

venerdì 29 gennaio 2016

"Gli ebrei sono matti", della Compagnia Teatro Forsennato, dialogo tra ragione e follia, nel centro del Novecento

La Giornata della Memoria a teatro fuori dagli schemi convenzionali. Il Teatro Forsennato propone una riflessione originale non solo sul male e l'ideologia ma anche sulla dialettica tra "ragione e follia" con un testo tratto dalla vera storia di Ferruccio De Cori e del padre del "nostro" beneamato Piero Angela, il professor Carlo Angela, direttore della Casa di cura "Villa Turina Amione" di Torino durante il Ventennio fascista.
***
Il Cineteatro Agorà celebra nel suo proprio stile la Giornata della Memoria, con uno spettacolo teatrale particolare, della compagnia romana "Teatro Forsennato", vincitore del Premio Realtà Giovani 2011 (ed altre menzioni in diversi concorsi, vedi sotto). La storia è interessante sotto diversi punti di vista: l'originale confronto tra i personaggi tramite il quale si mette in scena non soltanto la dialettica storica fascismo/ebrei ma anche quella normalità/pazzia. Inoltre la vicenda - tratta da fatti realmente accaduti in quel di Torino presso la Casa di Cura “Villa Turina Amione”, il cui direttore (e protagonista indiretto della vicenda) era allora il professor Carlo Angela, padre del "nostro" Piero Angela, icona del giornalismo scientifico televisivo; il professor Carlo offrì in quei tempi, accollandosi gravi rischi personali, rifugio a numerosi antifascisti ed ebrei, confondendoli con i degenti.
Lo spettacolo fa parte della rassegna teatrale  del Cineteatro Agorà denominata "Föra di Dent" ed è dedicato alla memoria del Prof. Ferruccio De Cori.

Alessandra Branca

storia: < Un matto vero e fascista e un matto falso ed ebreo raccontano la tragedia delle leggi razziali attraverso la comicità della situazione che si trovano a vivere. Durante il ventennio fascista, Enrico viene ricoverato in un manicomio vicino Torino, lontano del Duce da lui tanto amato. Ferruccio, ebreo costretto a fuggire per l’ennesima volta, viene ricoverato in un manicomio vicino al confine, sotto un altro nome: Angelo. Il professore che dirige la casa di cura per insegnargli a comportarsi come un malato di mente, lo mette in stanza con Enrico, uno dei più innocui tra i degenti. Ferruccio per imparare ad essere un altro, si confronta con Enrico che non riesce ad essere più se stesso da tempo. >

SCHEDA SPETTACOLO:
"GLI EBREI SONO MATTI", uno spettacolo della compagnia romana Teatro Forsennato
Premio Giovani Realtà del Teatro 2011
Premio Festival Anteprima 89 - edizione 2012
Menzione Speciale al Premio TUTTOTEATRO.COM
alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2010

con Dario Aggioli, Guglielmo Favilla
costumi e scene Arianna Pioppi, Medea Labate 
maschere realizzate in gioventù da Julie Taymor 
organizzazione Carla Damen
assistente alla regia Diana Cagnizi 
aiuto regia  Eleonora Leone, Elisa Carucci 
ideato e diretto da Dario Aggioli 
prodotto in collaborazione con Teatro SpazioZeroNove, La Riunione di Condominio,  Teatro Td IX Tordinona
QUANDO E DOVE: Venerdì 29 gennaio alle 21.00 al CineTeatroAgorà, piazza XXI Luglio, Robecco sul Naviglio - INFO E PRENOTAZIONI: 02 9497 5021
INGRESSO:

intero € 10
convenzionati (Fondazione per Leggere, Proloco Robecco Sul Naviglio e Amici di Castellazzo) € 8,50
under26 € 7

venerdì 22 gennaio 2016

"Big Bang" di Lucilla Giagnoni al Teatro Lirico di Magenta


“Io ora so che non raggiungerò mai la mia radice, ma che la mia radice esiste. Non conoscerò mai il mistero che sta là in fondo al buio, ma so che una verità c’è”


“Big Bang” è il secondo passaggio di una trilogia teatrale su tema spirituale scritta da Lucilla Giagnoni con i suoi collaboratori, che vede i titoli di “Vergine Madre”, “Big Bang”, “Apocalisse”. La trilogia è un percorso, un viaggio interstellare tra teologia, fisica e poesia nel mistero della creazione. Conoscendo il talento e l’intelligenza di Lucilla, sappiamo già garantire che non si tratterà di un testo raffazzonato o dai facili luoghi comuni bensì meditato, ricco di collegamenti ipertestuali e citazioni dalle più alte fonti. Sarà così che passeremo dalle parole della Genesi Biblica a Dante e da Dante ad Einstein, passando per il metafisico Shakespeare. La luce, il buio, il tempo declinato in tre diversi linguaggi ed incarnato dalla Giagnoni in scena. La domanda sull’inizio e sulla fine, a partire da una madre; da una "vergine madre".
L’attrice piemontese sarà senz’altro la benvenuta in suolo magentino e nella suggestiva cornice del Teatro magentino; ancora indelebile è infatti il ricordo, la sensazione fortissima suscitata dal suo precedente “Il racconto di Chimera”, ospitato al Lirico lo scorso aprile (Magenta cultura 2015): spettacolo potente, sconvolgente, toccante creato dalla stessa Giagnoni sul bel romanzo (bello davvero e per  cara grazia anche fortunato editorialmente, rimanendo tra i libri più apprezzati ed acquistati in Italia) del compianto (proprio nel 2015 ci ha lasciati) Sebastiano Vassalli. http://naviglioparlante.blogspot.it/search?q=la+chimera
La produzione (Fondazione Teatro Piemonte Europa e Torino Spiritualità) è realizzata con il patrocino dell’Unesco ed ha partecipato (almeno nella sezione Apocalisse) per i Teatri del Sacro.
Alessandra Branca


NOTA SULL'AUTRICE/ATTRICE: Lucilla Giagnoni, amatissima e stimata attrice nel territorio, si è formata con professionisti di fama internazionale, tra cui Gassman, Vacis, Squarzina, Ronconi, Baricco, Mitchell, Vassalli, Ponti e Benvenuti. È autrice di trasmissioni radiofoniche RAI, dove ha lavorato anche come attrice in un varietà con Banda Osiris, Luciana Litizzetto, Marco Paolini. È autrice anche di spettacoli televisivi per bambini e ha partecipato a produzioni del Piccolo Teatro di Milano. Ha realizzato ben ventiquattro produzioni teatrali e tutti i suoi principali spettacoli sono stati poi pubblicati su DVD.
LA SCHEDA >

sabato 16 gennaio 2016

Beethoven per giovane trio ed Haydn in Re maggiore al Teatro Lirico di Magenta (Mi)


Magenta in musica, Magenta è musica. Dal teatro Lirico, il cui nome già evoca una dedizione, alla "Tribù delle Arti", storia di una inclinazione al bello. Nei mesi appena trascorsi abbiamo avuto il bel canto ed alcuni concerti sinfonici organizzati e voluti da meritevoli associazioni magentine allo scopo di raccogliere fondi e ringraziare i propri sostenitori. Ed è stato un antipasto. Ora arriva il piatto forte: l'ormai attesa e rinomata Stagione Musicale del teatro Lirico con l'Orchestra Sinfonica "Città di Magenta".  Al suo sedicesimo anno di vita, l'orchestra, creata ed a tutt'oggi curata dall'associazione Totem, è ormai un "totem" cittadino apprezzato nei più accreditati ambienti accademici. Da sempre si è avvale della collaborazione di nomi legati alla scena milanese, non ultima La Scala di Milano (e citiamo qui quella con il Maestro Bruno Casoni, peraltro magentino), mantiene comunque fede alla propria mission formativa e di step verso più alti podii. Lo farà senz'altro stasera, visto che ad interpretare i grandi classici sinfonici di Beethoven ed Haydn ci saranno quattro giovani promesse, due delle quali "DOCG TOTEM". Avremo infatti sul podio di direzione il giovane (22 anni) e già brillante Michele Spotti (studente master di conduzione a Ginevra e lo scorso luglio finalista in qualità di direttore d’orchestra presso la prima Riccardo Muti Italian Conducting Opera Academy, ma non tanti anni orsono violinista tra le fila dell'Orchestra "Città di Magenta" e poi giovanissimo direttore dell'Orchestra Giovanile Totem); e come esecutori il trio "Casa Bernardini": Marcello Miramonti al violino, Enrico Graziani al violoncello e Alberto Chines al pianoforte; anche in quest'ultimo caso, Totem rivendica la "paternità" del talento del giovane Miramonti. Così descrivono
a Totem il piglio di questo Trio: "sono tre musicisti strepitosi: carismatici, raffinati, dallo stile rigorosamente impeccabile e sapientemente trasgressivo. Ognuno è l'espressione di grandi scuole e fondono il loro personale percorso e le diverse esperienze artistiche in un progetto fortemente solido e dinamico. Nonostante abbiano all'attivo importanti premi nazionali e internazionali e alternino l'attività del Trio con prestigiose esibizioni solistiche, i tre si approcciano alla loro arte con freschezza, aria scanzonata, piglio un po' guascone e un'anima, in fondo in fondo, vagamente rock"; ma non abbiate timore: "Ognuno di loro è l'espressione di grandi scuole e fondono il loro personale percorso e le diverse esperienze artistiche in un progetto fortemente solido e dinamico", rassicurano gli organizzatori.
In programma il Triplo concerto per violino, violoncello e pianoforte in Do maggiore op. 56 di L. V. Beethoven e la Sinfonia n. 104 in Re maggiore F. J. Haydn. Non rimane che recarsi al Lirico per saggiare il tutto.
Una curiosità sul nome del Trio: "Casa Bernardini" è il nome della pensione realmente esistita e situata a Palestrina nella quale Thomas Mann, ribattezzandola "casa Manardi", ambientò uno dei momenti decisivi del suo Doktor Faustus.
Vi sono posti ancora disponibili ed è ancora possibile acquistare un carnet di abbonamento  (che comprende anche lo spettacolo d'opera ed la lezione concerto) a 70 o 50 € (€ 40 fino a 26 anni).


Alessandra Branca



Info: Teatro Lirico Magenta, via Cavallari, 2 – telefono 02 97003255
www.teatroliricomagenta.it

Biglietti: platea 18 euro; galleria 12 euro; ridotto under 26 10 euro - vendita biglietti anche online

Orario biglietteria:
martedì/giovedì 10-12; 17-19
sabato 10-12
serata del concerto: un’ora prima dell’inizio spettacolo