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lunedì 17 ottobre 2016
venerdì 29 aprile 2016
Il Processo di Kafka di Annig Raimondi e Pacta in prima assoluta al Verdi
Annig Raimondi di Pacta torna ai
capolavori del Novecento con "Il processo" di Kafka, al teatro Verdi
sino al 1 maggio.
Il Novecento, con le sue
tematiche di alienazione e frammentazione del soggetto e del suo rapporto con
la società, non è mai terminato. Un centinaio di anni non sono passati portando
ad un superamento ed alla ricostituzione di questa scissione e dispersione; al
contrario, semmai, ci troviamo, nel Ventunesimo secolo e nel Terzo millennio,
ad un empasse cubitale di questa deflagrazione dei riferimenti e delle
soggettività, alle prese con una società quasi virtuosisticamente
pluristratificata ed incastellata su piani solo apparentemente comunicanti ma
di fatto divaricanti e fagocitanti, potenziati dall'ulteriore scala impossibile
del web e dell'informatica (va da sé che stiamo facendo riferimento agli
aspetti deteriori, fatte salve le positività). Una società in cui i decisori
finali e reali sono sconosciuti mentre ognuno di noi non soltanto è visibile ma
si offre scientemente ad una messainscena di sé. Forse oggi vediamo attuato il
sistema nella realtà economica e finanziaria, che ci sovrasta oltre ogni nostra
capacità d'intendimento. Oggi, quello che in Kafka era "la legge",
potrebbe trovare il corrispettivo nel "mercato globale".
I riferimenti sono tanti ed
ognuno può trovarne diversi. Sta di fatto che questo Kafka del 1915-17 ci parla
oggi ancor più di cinquanta o trenta anni fa. Forse la differenza sta proprio
nell'illusione - oggi forte, credibile, attraente - di potersi differenziare;
mentre nel Novecento kafkiano come nella società italiana di qualche decennio
fa, il conformismo ed il diktat sociale avevano una facciata ancora molto
univoca e netta.
Ecco quindi che i colori e la
struttura scenica della produzione di Pacta sono sui toni del nero e del
grigio, macchiati dalle apparizioni sgargianti e kitsch dei cappelli di Mirella
Salvischiani ed Alessandro Aresu. Una sola porta da cui entrano o scompaiono appena
accennati personaggi inquietanti, sboccati, malati, cinici, paranoici. Comparse
enigmatiche e ributtanti - reali od incarnazioni delle angosce in cui è caduto
il protagonista - a marcare una umanità grottesca, disumanizzata e
caricaturale. Personaggi cinici, isterici, ; a tratti, nel finale, presenze più
poetiche, elusive: quel che rimane dell'anima, del sentimento. Tutti testimoni
(o testimonial?) di una ineluttabilità,
dell'impossibilità di uscire dal "processo". Del resto a Joseph K -
irreprensibile impiegato, interpretato da Alessandro Pazzi - nemmeno è concesso
di conoscere l'accusa.
E' la discesa agli inferi senza
possibilità di appello. L'individuo che si crede al centro del proprio mondo
scopre di non esserlo affatto; crede nella autodeterminazione della propria
esistenza e non lo è affatto. Forze oscure ed ineluttabili lo muovono, lo
possiedono, lo incastrano.
La regia e le scelte sceniche
(luci, costumi, musiche, scenografia) risultano convincenti e ben integrate; il
gusto espressionistico della Raimondi (regista ed attrice) si attaglia
particolarmente bene allo spettacolo ed al testo. Tra gli interpreti che gli
amici di Pacta già conoscono bene (Magherini,
D'Aquino, Pazzi e Raimondi) vogliamo menzionare il giovane Francesco Errico, che ci pare meriti la
statuetta come "miglior attore non protagonista".
Una piéce riuscita, densa, pensata,
che merita senz'altro l' "Invito a
teatro" della stagione milanese e metropolitana.
I milanesi conoscono ormai molto
bene Annig Raimondi, direttrice artistica di Oscar Pacta dei Teatri. Resa ormai
immortale dalla sua unica "Terra Desolata" di T.S. Eliot, è nota la
sua ricerca dentro il Novecento con i più grandi, controversi talvolta autori d'Europa,
del teatro e della letteratura. Oltre alla già citata Waste Land, ricordiamo qui, pescando dal repertorio dell'ultimo
biennio di Pacta, "I Parenti
Terribili" da Jean Cocteau, "L'amica
delle mogli" ancora di T.S. Eliot, recentemente abbiamo avuto "Caligola" da Camus; ed oggi il
Franz Kafka de "Il Processo".
Ospitato al teatro Verdi di via Pastrengo
a Milano (struttura appartenente al circuito Pacta del Teatri), lo spettacolo è
in scena in prima assoluta dal 19 aprile sino al 1 maggio.
All'evento sono stati
collegati - come uso di Pacta - alcuni incontri di approfondimento sui temi del
Diritto e del processo presso il Tribunale di Milano (con avvocati, magistrati
e docenti universitari), dell'opera di Kafka (a cura di Annig Raimondi) e del
tema della Giustizia nella Filosofia Antica (prof. Girgenti)
Alessandra Branca
IL PROCESSO - prima assoluta
di Franz Kafka
Adattamento e regia Annig Raimondi
Con Maria Eugenia D’Aquino, Francesco Errico, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig
Raimondi
Musiche originali Maurizio Pisati
Scene e disegno luci Fulvio Michelazzi
Costumi Nir Lagziel
Produzione PACTA . dei Teatri
In collaborazione con Istituto di Cultura Ceco, Benfenati Allestimenti, Anusc Castiglioni, Ileana Alesso
Inserito in ‘Invito a Teatro’ tagliando PACTA . dei Teatri
Teatro Verdi, Via Pastrengo 16, 20159 Milano
M2, M5, Passante ferroviario fermata Garibaldi – M5 Isola – M3 Zara – Tram 2, 4, 7, 31 – bus 43, 78, 82
Informazioni e prenotazioni: Teatro del Buratto - tel. 02 27002476
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21.00, domenica ore 16.30
Orari biglietteria: Via Pastrengo, 16 - tel. 02 6880038, solo nei giorni di spettacolo da martedì a sabato dalle ore 18.30 alle ore 20.00, domenica dalle ore 15.00 alle ore 16.30.
Costo biglietti: Intero 20,00 €- Convenzioni 14,00 € - Ridotto over 65, studenti under 25 10,00 € - Mercoledì 10,00 €
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Ubicazione:
Via Pastrengo, 16, 20159 Milano, Italia
domenica 6 marzo 2016
Mozart e Salieri, Demoni di Alberto Oliva, al teatro Lirico di Magenta
Soddisfazione della compagnia I
Demoni di Alberto Oliva per la messinscena di venerdì sera, 4marzo, al teatro Lirico di Magenta. Platea
discretamente piena (il che, in un teatro come quello magentino, significa tra
le 200 e le 300 persone), qualcuno giunto direttamente dall'evento organizzato da Totem la domenica precedente - il 28 febbraio, presso Villa Naj Oleari
un gustoso momento di lezione ed audizione tra brani musicali ed interventi
della compagnia - altri in abbonamento ad Incontroscena e non poche presenze
occasionali certamente attirate dal tema in cartellone.
Non sappiamo se tutti quanti
abbiano incontrato ciò che si aspettavano: la piéce di Oliva risulta del tutto
particolare per un pubblico non avvezzo ad un linguaggio più precipuamente
plastico che narrativo, un linguaggio giustamente "di scena" pur senza mai sconfinare nella sperimentalità più
estrema. Indubbiamente tutti avranno però potuto constatare la suggestività della
messinscena, l'originalità della scenografia (i fili tesi con le note in dischi
a specchietto, il rigore delle linee delle vesti di Salieri richiamate dall'elemento
fortemente geometrico e plastico del tavolo della cena), la particolarità del commento musicale e sonoro (lavoro originale per la piéce ad opera del
musicista e compositore Ivan Bert con rielaborazione di alcuni passaggi
delle opere di Mozart stesso, su richiesta di Oliva). Facilmente riconoscibili
gli elementi della dualità: Salieri e Mozart, l'oscurità e la luce, il tormento
e la gioia, il sospetto e la fiducia, il dogma (anche religioso) e
l'innovazione (anche dello spirito); la disciplina e la sregolatezza dell'ispirazione
(continua); e così via. Valori peraltro che si invertono sul piano musicale:
laddove il Mozart che ricorda molto un Amadeus di formaniana memoria (benché
l'autore dichiari di averlo voluto rifuggire) infonde tutta la chiarezza e
l'ordine, benché affollato, nel pentagramma rendendo le proprie opere
capolavori di luce e leggerezza (cui si contrappone, una supposta grevità del
Salieri). Benché, come sottolinea l'ingenuo Mozart in scena, "io e te siamo fratelli, siamo figli dell'armonia", (e figli di Gluck; e questo è storicamente e musicalmente vero).
Elementi facili da identificare, ma certamente resi con lodevole unità formale e contenutistica dalla drammaturgia e dalla regia di Oliva. In tutto questo, la ricerca di Dio (chi ci crede per fede e chi lo esprime nel talento), le forze antitetiche, sempiterne, del bene e del male (il conflitto interiore più che altro è del Salieri), la ricchezza dello spirito e quella materiale; il Dongiovanni-Mozart ed un Salieri-Commendatore (ma è qui quest'ultimo a finire all'inferno, in vita).
Ed una dialettica su tutte, emblematica e nodo narrativo della drammaturgia di Oliva: Il Flauto Magico ed il Requiem; ad accompagnare ed identificare i due personaggi in scena a mo' - se possiamo azzardare il paragone - d'opera lirica wagneriana (con il metodo dei leit motiv associati).
Elementi facili da identificare, ma certamente resi con lodevole unità formale e contenutistica dalla drammaturgia e dalla regia di Oliva. In tutto questo, la ricerca di Dio (chi ci crede per fede e chi lo esprime nel talento), le forze antitetiche, sempiterne, del bene e del male (il conflitto interiore più che altro è del Salieri), la ricchezza dello spirito e quella materiale; il Dongiovanni-Mozart ed un Salieri-Commendatore (ma è qui quest'ultimo a finire all'inferno, in vita).
Ed una dialettica su tutte, emblematica e nodo narrativo della drammaturgia di Oliva: Il Flauto Magico ed il Requiem; ad accompagnare ed identificare i due personaggi in scena a mo' - se possiamo azzardare il paragone - d'opera lirica wagneriana (con il metodo dei leit motiv associati).
Il tutto tratto dalla tragedia di
Alexander Puskin con la quale - 1830
- l'autore russo ha segnato per sempre la narrazione dei rapporti tra i due
compositori contemporanei alla corte di Giuseppe II. Vicenda (quella della
gelosia del mediocre segnato dalla luce abbagliante del genio, del timorato di
dio di fronte al carattere boccaccesco del musicista austriaco) impressa
indelebilmente nel nostro immaginario occidentale contemporaneo dal glorioso film di Milos Forman con due
strepitosi interpreti, Murray Abraham e
Tom Hulce.
E veramente bravi sono anche i due attori della compagnia I Demoni: Mino Manni (Salieri) e Davide
Lorenzo Palla (Mozart). Decisamente bravi in ogni aspetto della recitazione
(gestualità, linguaggio corporeo, vocalità, espressione) e decisamente
affiatati; del resto, la piéce calca diversi palchi da un paio di anni e - almeno
per noi che l'abbiamo vista lo scorso
anno a Rho per la rassegna dell'ottimo
Scenaperta, polo legnanese - il
raffinamento di ogni parte del meccanismo di scena è percepibile. Felicemente
percepibile. A questo si aggiunga che un'opera drammaturgica del genere - per
come è realizzata e per i temi che propone - in un contesto già di per sé importante e suggestivo come quello del Teatro
Lirico, trova certamente cornice ideale e di conseguenza una vibrazione
particolare - supponiamo, ma crediamo di aver colto anche dalle parole dei
protagonisti nella breve chiacchierata con il pubblico ed il direttore
artistico di Incontroscena, Luca Cairati,
a fine replica - per gli stessi attori.
La drammaturgia, ad opera
completa di Alberto Oliva, giovane
drammaturgo impostosi sulle scene più esigenti del panorama milanese con piéce
di rigore e ricerca attorno ad autori "di peso" della drammaturgia o
della letteratura (Strindberg, Wedekind, Puskin, Dostoevskij; con quest'ultimo
un progetto stabile a Teatro Libero di Milano), nasce da un'esperienza di
collaborazione tra I Demoni ed il
teatro Out Off.
Alessandra Branca
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domenica 28 febbraio 2016
Il salotto romantico di Totem al Lirico di Magenta, tra compositori in cerca di fama ed eroine del canapé
Dopo la fuga nel contemporaneo
carico di vuoti ed oscuri disgregamenti, Totem , la Tribù delle Arti, dedica al pubblico del Lirico una serata di
delizia e relax, facendoci salire su un'elegante carrozza in corsa serale verso
le passionali inquietudini degli spiriti arditi e tremanti dell'Ottocento. Una
lezione-concerto, condotta dal Maestro Andrea
Raffanini, a cavallo del periodo che chiamiamo Romantico (che non fu breve
e nemmeno così omogeneo) che ci conduce con ineffabile grazia dai primi momenti
di germinazione variando dallo stile classico agli epigoni di tardo Ottocento.
Un'epoca in cui a dettare il canone e fungere da arbiter elegantiarum (e talvolta "politicus") fu "il
salotto" di alcune gentildonne, signore di quella nobiltà che
cominciava a mischiarsi con la borghesia dei commerci ottocenteschi. Ed è così
che la produzione di Totem
strizzando l'occhio ai contenuti di cui va narrando, sceglie di metterli in scena,
questi salotti. I giovani musicisti dell'ensemble
Città di Magenta si presentano in costume d'epoca, e lo stesso maestro
Raffanini si aggira sul palco, in studiate pose, raccontando del passaggio dai
lieder alle romanze tra poltroncine vellutate e languidi canapé. Ma non da
solo. Ad affiancarlo, vero fil rouge e
spiritello fugace delle vicende musicali e letterarie, è la brava Paola Ornati, per la serata musa
incontrastata di svariati artisti nelle maggiori capitali della bella Europa
del tempo. Da Vienna a Milano a Parigi (un percorso geografico ed anche
cronologico nella predominanza culturale del tempo), la Ornati incarna con giocosa ironia le regine dei
salotti ove i musicisti in erba si esibivano creandosi una fama e nei quali
si dispiegava la bella ed ambiziosa società del tempo. Dalla celeberrima Chiarina Maffei della patriottica Milano
alla George Sand della turbinosa
Parigi, sono loro le registe passionali di glorie e sconfitte nei decenni
dell'Ottocento.
Lezione musicale, racconto
teatrale e narrazione letteraria (la consulenza
ai testi tratti dalle biografie dei personaggi messi in scena è di Ornella Maltagliati), la serata risulta
gradevole, interessante e birichina. Una lode anche a regia e scenografia che
reggono con gusto e scorrevolezza l'impianto composito del progetto (cui si
aggiunge la sezione di quinta video
grafica a cura di Fulvio Marino).
In quanto ai musicisti, tutti
virgulti di Totem e Città di Magenta, hanno saputo proporre i brani con eleganza
e partecipazione. Apprezzati tutti: Margherita
Miramonti e Giulia Sofia Scilla (violini), da Matteo Torresetti (viola),
Fabrizio Scilla (violoncello); un'emozione in più - come nella natura delle
cose oltre che nella bravura degli esecutori - hanno suscitato i soli del pianista Francesco Granata (su Listz e Chopin in particolare) e della bella voce della soprano Elizaveta Martirosyan: in scena come evocazione sognante della narrazione, vestita di blu acceso, quale azzurra fiamma di sentimenti estatici ed appassionati, sempre delicata, modulando il fiato tra lieder ed arie d'opera (da Traviata su tutti, con lungo applauso del pubblico).
Musiche eseguite dalle composizioni di: L. van Beethoven, F. Schubert, F. Chopin, G. Verdi, V. Bellini, F. Listz.
Musiche eseguite dalle composizioni di: L. van Beethoven, F. Schubert, F. Chopin, G. Verdi, V. Bellini, F. Listz.
Il prossimo appuntamento con la stagione musicale del Lirico magentino
(facente parte del programma dell'Amministrazione Magenta Cultura 2016), dopo la graziosa serata romantica, è
decisamente importante ed imperdibile. Ancora una volta Totem osa con un Benjamin Britten di cui ricorre il
centenario della nascita. In scena questa volta opera: "Il Piccolo Spazzacamino" (di cui verrà proposto, come
nel caso del "Salotto romantico" un matinée per le scuole). La
versione serale, venerdì 11 marzo,
sarà diretta dal maestro Bruno Casoni.
Affrettatevi a prenotare i biglietti! Info: biglietteria teatro Lirico, via
Cavallari 2 - tel 0297003255 - online www.teatroliricomagenta.org
Alessandra Branca
sabato 13 febbraio 2016
Balasso, che spasso!
Due ore fitte fitte e non-stop di "stand up" Balasso: che goduria! e che sganasso! la ruspante comicità di Natalino Balasso fa rovesciare dalle sedie gli oltre 500 spettatori del teatro Lirico di Magenta. Posti esauriti da settimane, al botteghino del teatro molti avventori in cerca di qualche posto dell'ultimo minuto per assistere allo spettacolo dell'attore esploso alla popolarità con il cabaret dello Zelig ma che vanta una nutrita e poliforme carriera di attore ed autore.
Alessandra Branca
Ma cos'è questa "ruspante comicità" dell'attore che venne dal Polesine? una comicità veicolata dalla cadenza veneta che gioca col gutturale e col falsetto nell'impersonare personaggi, figure e miti attinti da ogni dove: dal Delta del Po all'Itaca omerica; dalla mummia di Bolzano (Ötzi, e relativi asini) ai vicini di casa del paese natale. Un andirivieni dal Polesine all'universo culturale di ognuno di noi (Ulisse e Gesù Cristo), come mai avevamo osato immaginarlo. Ogni dove porta personaggi, ogni personaggio una storiella, ogni storiella delle gags, dei dialoghi e delle parole. Ogni parola, i suoi accenti, le sue consonanti (poche), e tante vocali... Balasso dà una lectio magistralis di stand up di ottimo gusto e strumenti del mestiere per nulla improvvisati con la scusa di narrarci l'Odissea. ed omerico è l'andamento della piéce, difatti. Come Ulisse nell'Egeo, il nostro Natalino si ferma ed indugia nelle terre che accidentalmente incontra, per farci ridere con qualche aneddoto introduttivo e preliminare, spesso laterale, al racconto di locandina. Lectio non soltanto nella possibilità comica di argomenti estranei al circo dei battutari da due soldi (spesso, pensandoci, nell'equivalenza soldo=milione!) e molta inutile volgarità, televisivi e non, ma anche nella capacità di gestire il corso di questa piena di parole, di questo grande fiume che muovendo verso il mare si snoda e si ramifica per poi ricomporsi e farsi limaccioso delta (scene familiari: i nonni) finché, - ah!- buttiamoci nel mare (di risate) ed andiamo a casa contenti. Un po' omerico ed un po' evangelico, ben ancorato alle acque ed alla terra del Polesine, l'impianto regge senza stacchi una piena per la quale l'autore prevede anche un estemporaneo climax di comicità proprio con il vecchio, caro, antico e raffinato - quando così ben utilizzato - stratagemma del "gioco di parole". Perché a fare un gioco di scambio allusivo tra due vocaboli simili o significati diversi di uno stesso termine (magari tirando in ballo le solite regioni del corpo) possono esser capaci in tanti; ma fare una tirata archeologica di dieci minuti di giochi di assonanze ed incastri ad anello, nel tipico incedere sistematizzante dell'esposizione scientifica e portare la climax comica fino alle lacrime, non è da tutti. E poi, e poi il comico bravo sa scegliere i tempi ed utilizza il proprio testo come una scrittura musicale: con i suoi bassi ed acuti, i ritmi dosati variegati. Poi, poi c'è la fisicità. La comicità si nutre di carne e questo è un dono di mamma e papà, non lo si inventa, non c'è make up che tenga.
Insomma, Natalino Balasso usa l'arte e la usa bene. E non solo l'arte, il mestiere. Perché alla fine - ci sembra di poter affermare e cogliere (e ci scusiamo anticipatamente con l'autore per le stupidaggini in corso di redazione) il buon Natalino non porta solo in scena un grande spasso di personaggi e di parole. A ben guardare tutto ciò di cui ci narra con spirito ironico (non solo umoristico!), alla fine delinea anche una interpretazione non banale dell'uomo, della storia e del mondo in cui sguazzabugliamo (oltretutto non mancano riferimenti, richiami, ad alcuni argomenti di attualità, mascherati nei personaggi o nelle parabolette comiche). Fuori di ontologia, fuor di teologia, fuori di ideologia, il mondo è bello perché è vario, non di rado strano; e l'uomo non è che un bel peperino, non di rado neanche tanto intelligente; navigante o naufrangante nel mare della storia e degli istinti cercando di darsi una morale, ma trovando anche molte buone scuse per svicolarla (per esempio andare "ad Asia..o"!). O qualcosa del genere. Di certo c'è, che di prassi siamo fatti e di prassi ce la scampiamo, tra poche virtù e molti difetti, caratterialità e vizietti (per esempio quello di Gesù Cristo è quello di screditare l'autorità di turno durante le pubbliche assemblee e cominciare una storia di guai... quello di San Pietro? far finta di non conoscerlo... eheh!). L'uomo? poche consonanti, due vocali e grugniti (molti) .
Alessandra Branca
mercoledì 10 febbraio 2016
"La bellezza disarmata" di Don Juan Carron a Magenta ed a Rho
Occasione imperdibile questa sera a Magenta per conoscere
l'ultima opera di Don Juan Carron "La bellezza
disarmata". Oggi ricorre anche il Giorno del Ricordo,
dunque siamo in tema di riflessioni non scontate sul tempo, la storia, l'umano;
non stona dunque la serata proposta dal Circolo Culturale Don Tragella.
Ma di cosa si tratta? Don Juan Carron è dal 2005 rettore di Comunione e
Liberazione e da molti viene definito "l'erede di Don Giussani". Lo
scorso anno, in seguito alla strage di Charlie Hebdo, Carron interveniva sul
Corriere della Sera (del 13 febbraio 2015) ponendo un interrogativo: “Ma noi cristiani crediamo ancora nella
capacità della fede che abbiamo ricevuto di esercitare un’attrattiva su coloro
che incontriamo e nel fascino vincente della sua bellezza disarmata?”. Che
frase splendida: chiara e toccante, che entra nel cuore vivo, nel verbo
essenziale; interrogativo del senso. Non può non risuonare il messaggio
di Papa Benedetto, vescovo Ratzinger, la sua sollecitazione teologica e
filosofica sul senso dell'Europa con cui esordì già dal battesimo (nel nome
davvero!) del proprio Pontificato. Ma, tornando ai fatti, evidentemente Carron
ha poi sentito la necessità di proseguire ed ampliare il ragionamento e
proporlo sino all'edizione di questo libro, nel novembre 2015, con Rizzoli. Il
testo, giunto già alla terza edizione, pone importanti domande teologiche di
fronte all'altare della nostra difficile attualità: dall’immigrazione alla
famiglia, dal terrorismo alla politica. Non sappiamo, poiché non abbiamo ancora
letto l'opera, ma sembrerebbe già questa una trasposizione saggistica di quella
- a nostro parere meravigliosa - staffetta sodalistica tra i due pontificati:
Benedetto e Francesco.
Dunque per
la scrivente come per tutti, stasera avremo la possibilità di conoscere le tesi
di Carron insieme a relatori di calibro: ROCCO MOLITERNO, formatore presso
scuola professionale e Don EZIO PRATO, docente Facoltà Teologica di
Milano.
Comunque siate orientati e la
pensiate, l'occasione è da non perdere, almeno per coloro che sentano il
bisogno di interrogarsi a più livelli nonché ad un certo "livello".
Segnaliamo che un prossimo appuntamento con il libro di Carron si terrà a
Rho il 18 febbraio e
gli interventi in locandina sono di personaggi noti e trasversali; insieme
allo stesso autore Fausto Bertinotti, ed Eugenio Borgna.
Ma, solo per oggi, nella Sala del cinemateteatroNuovo
di via San martino 19, l'appuntamento con "la bellezza
disarmata" è a Magenta. alle 21. Ricordate: "dell'intelligenza mai aver
timore", come disse bene qualcuno. Non mancate!
Alessandra
Branca
giovedì 4 febbraio 2016
NAVIGLI: Stefano Orlandi accende con Jannacci la fredda serata boffalorese con una "Roba minima, s'intend!"
Ma chi lo avrebbe mai detto, una
serata così, in quel di Boffalora, a ridosso del Naviglio. Serata umida, grigia
ed anche un po' fredda la sala dell'oratorio, dove Teatro dei Navigli ha chiamato gli spettatori della rassegna Incontroscena,
per questa trasferta fuori dai teatri "maggiori". Ambiente spartano,
pubblico alla chetichella. Sul palco, grattacieli e palazzi di carta. Che ad un
tratto, mentre ancora la gente fa crocicchio, perfettamente a proprio agio,
come ad una serata casalinga, tra le fila di sedie non tanto allineate, si
accendono: comincia lo spettacolo.
Tre musicisti in mezzo al cemento
cartaceo della metropoli: chitarra contrabbasso e fisarmonica; ed un clown di
marciapiede o marcia-scarp-de-tenis, Stefano Orlandi, multiforme mattatore
della marginalità decadente e poetica che ha avuto un bardo dolce ed aspro, un
osservatore pieno di tenerezza e di dettaglio in quell'uomo tanto umano che si
chiamò Jannacci. Enzo, Jannacci.
Ed eccoli lì, i tanti personaggi evocati
dal cantautore e medico milanese: truffatori da due soldi, muratori stanchi, telegrafisti
innamorati, balordame vario reietto dalla buona società, quelli rimasti
indietro e quelli che, non volendo, si muovono in senso contrario (ostinatamente, contrario) alla società
patinata; quelli che vivono nello spazio grigio sporco delle periferie
metropolitane, magari proprio sui Navigli, tentando di esistere senza fare
resistenza, senza far rumore; ma poi, magari cadono: ed intralciano il pubblico
servizio; intralciano il traffico!
Va bene, i fans del poeta del
materiale renitente che si siano accorti ed accorsi all'evento saran stati felicissimi.
Questa produzione di Atir è una
magia: scenografia, musicisti ed attore son così bravi da fondere tutto
insieme, ricreando un ambiente caldo e minimo, di toccante umanità e di
evidente bellezza. Perché le cose minime, solo l'arte ne sa mostrare il bagliore.
Orlandi, semplicemente cambiando
berretto, alternando camicia e casacca, arrotolando o srotolando le maniche,
cambia maschera. Un racconto a lato della città di carta (contaminazioni
letterarie da Beppe Viola, Franco Loi,
Giovanni Testori, Walter Valdi), una sottolineatura musicale e... oplà! la canzone è servita. Ottima prova
attoriale ma anche canora per lui; musicisti di grande sensibilità e
perfettamente in sintonia i Roba Minima.
Al termine, via con i tre hit da
cantare insieme: Scarp de Tenis, Vengo
anch'io, Ho visto un Re. E Boffalora
risponde! Spontanea, tra esuberanza e timidezza, come una novella campagnola - che non è più -, la platea risponde facendo la spalla all'intercalare dell'Orlandi stupito: "magari non in
sincrono ma...ci siamo!".
Bella serata, per i svariatamente
fans di Jannacci che da oggi saranno fans anche di Atir e del teatro.
Possibilmente dei Navigli.
Alessandra Branca
"ROBA MINIMA S'INTEND"
di e con Stefano Orlandi
canzoni di Enzo Jannacci
brani letterari da Beppe Viola, Franco Loi, Giovanni Testori, Walter Valdi
accompagnamento musicale a cura dei Roba Minina:
Massimo Betti (chitarra), Giulia Bertasi (fisarmonica), Stefano Fascioli (contrabbasso)
Produzione ATIR
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Ubicazione:
Boffalora Sopra Ticino MI, Italia
venerdì 29 gennaio 2016
"Gli ebrei sono matti", della Compagnia Teatro Forsennato, dialogo tra ragione e follia, nel centro del Novecento
La Giornata della Memoria a teatro fuori dagli schemi convenzionali. Il Teatro Forsennato propone una riflessione originale non solo sul male e l'ideologia ma anche sulla dialettica tra "ragione e follia" con un testo tratto dalla vera storia di Ferruccio De Cori e del padre del "nostro" beneamato Piero Angela, il professor Carlo Angela, direttore della Casa di cura "Villa Turina Amione" di Torino durante il Ventennio fascista.
***
Il Cineteatro
Agorà celebra nel suo proprio stile la Giornata della Memoria, con uno
spettacolo teatrale particolare, della compagnia romana "Teatro
Forsennato", vincitore del Premio Realtà Giovani 2011 (ed altre menzioni
in diversi concorsi, vedi sotto). La storia è interessante sotto diversi punti di vista:
l'originale confronto tra i personaggi tramite il quale si mette in scena non
soltanto la dialettica storica fascismo/ebrei ma anche quella normalità/pazzia.
Inoltre la vicenda - tratta da fatti realmente accaduti in quel di Torino
presso la Casa di Cura “Villa Turina Amione”, il cui direttore (e
protagonista indiretto della vicenda) era allora il professor Carlo Angela,
padre del "nostro" Piero Angela, icona del giornalismo scientifico
televisivo; il professor Carlo offrì in quei tempi, accollandosi gravi
rischi personali, rifugio a numerosi antifascisti ed ebrei, confondendoli con i
degenti.
Lo spettacolo
fa parte della rassegna teatrale del Cineteatro Agorà denominata
"Föra di Dent" ed è dedicato alla memoria del Prof.
Ferruccio De Cori.
Alessandra Branca
storia: <
Un matto vero e fascista e un matto falso ed ebreo raccontano la tragedia delle
leggi razziali attraverso la comicità della situazione che si trovano a
vivere. Durante il ventennio fascista, Enrico viene ricoverato in un
manicomio vicino Torino, lontano del Duce da lui tanto
amato. Ferruccio, ebreo costretto a fuggire per l’ennesima volta,
viene ricoverato in un manicomio vicino al confine, sotto un altro nome:
Angelo. Il professore che dirige la casa di cura per insegnargli a
comportarsi come un malato di mente, lo mette in stanza con Enrico, uno
dei più innocui tra i degenti. Ferruccio per imparare ad essere un altro, si confronta con Enrico che non
riesce ad essere più se stesso da tempo. >
SCHEDA SPETTACOLO:
"GLI
EBREI SONO MATTI", uno spettacolo della compagnia romana
Teatro Forsennato
Premio Giovani
Realtà del Teatro 2011
Premio Festival Anteprima 89 - edizione 2012
Menzione Speciale al Premio TUTTOTEATRO.COM
alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2010
Premio Festival Anteprima 89 - edizione 2012
Menzione Speciale al Premio TUTTOTEATRO.COM
alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2010
con Dario Aggioli, Guglielmo Favilla
costumi
e scene Arianna Pioppi, Medea Labate
maschere realizzate in gioventù da Julie
Taymor
organizzazione Carla Damen
assistente alla regia Diana Cagnizi
aiuto regia Eleonora Leone, Elisa
Carucci
ideato e diretto da Dario Aggioli
prodotto in collaborazione con
Teatro SpazioZeroNove, La Riunione di Condominio, Teatro Td IX Tordinona
QUANDO E DOVE: Venerdì 29
gennaio alle 21.00 al CineTeatroAgorà, piazza XXI Luglio, Robecco sul Naviglio - INFO E PRENOTAZIONI: 02 9497 5021
INGRESSO:
intero € 10
convenzionati (Fondazione per Leggere, Proloco Robecco Sul Naviglio e Amici di Castellazzo) € 8,50
under26 € 7
convenzionati (Fondazione per Leggere, Proloco Robecco Sul Naviglio e Amici di Castellazzo) € 8,50
under26 € 7
venerdì 22 gennaio 2016
"Big Bang" di Lucilla Giagnoni al Teatro Lirico di Magenta
“Io ora so che non raggiungerò mai la mia radice, ma che la mia radice esiste. Non conoscerò mai il mistero che sta là in fondo al buio, ma so che una verità c’è”
“Big Bang” è il secondo passaggio di una trilogia teatrale su tema spirituale scritta da Lucilla Giagnoni con i suoi collaboratori, che vede i titoli di “Vergine Madre”, “Big Bang”, “Apocalisse”. La trilogia è un percorso, un viaggio interstellare tra teologia, fisica e poesia nel mistero della creazione. Conoscendo il talento e l’intelligenza di Lucilla, sappiamo già garantire che non si tratterà di un testo raffazzonato o dai facili luoghi comuni bensì meditato, ricco di collegamenti ipertestuali e citazioni dalle più alte fonti. Sarà così che passeremo dalle parole della Genesi Biblica a Dante e da Dante ad Einstein, passando per il metafisico Shakespeare. La luce, il buio, il tempo declinato in tre diversi linguaggi ed incarnato dalla Giagnoni in scena. La domanda sull’inizio e sulla fine, a partire da una madre; da una "vergine madre".
L’attrice piemontese sarà senz’altro la benvenuta in suolo magentino e nella suggestiva cornice del Teatro magentino; ancora indelebile è infatti il ricordo, la sensazione fortissima suscitata dal suo precedente “Il racconto di Chimera”, ospitato al Lirico lo scorso aprile (Magenta cultura 2015): spettacolo potente, sconvolgente, toccante creato dalla stessa Giagnoni sul bel romanzo (bello davvero e per cara grazia anche fortunato editorialmente, rimanendo tra i libri più apprezzati ed acquistati in Italia) del compianto (proprio nel 2015 ci ha lasciati) Sebastiano Vassalli. http://naviglioparlante.blogspot.it/search?q=la+chimera
La produzione (Fondazione Teatro Piemonte Europa e Torino Spiritualità) è realizzata con il patrocino dell’Unesco ed ha partecipato (almeno nella sezione Apocalisse) per i Teatri del Sacro.
Alessandra Branca
NOTA SULL'AUTRICE/ATTRICE: Lucilla Giagnoni, amatissima e stimata attrice nel territorio, si è formata con professionisti di fama internazionale, tra cui Gassman, Vacis, Squarzina, Ronconi, Baricco, Mitchell, Vassalli, Ponti e Benvenuti. È autrice di trasmissioni radiofoniche RAI, dove ha lavorato anche come attrice in un varietà con Banda Osiris, Luciana Litizzetto, Marco Paolini. È autrice anche di spettacoli televisivi per bambini e ha partecipato a produzioni del Piccolo Teatro di Milano. Ha realizzato ben ventiquattro produzioni teatrali e tutti i suoi principali spettacoli sono stati poi pubblicati su DVD.
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sabato 16 gennaio 2016
Beethoven per giovane trio ed Haydn in Re maggiore al Teatro Lirico di Magenta (Mi)
Magenta in musica, Magenta è musica. Dal teatro Lirico, il cui nome già evoca una dedizione, alla "Tribù delle Arti", storia di una inclinazione al bello. Nei mesi appena trascorsi abbiamo avuto il bel canto ed alcuni concerti sinfonici organizzati e voluti da meritevoli associazioni magentine allo scopo di raccogliere fondi e ringraziare i propri sostenitori. Ed è stato un antipasto. Ora arriva il piatto forte: l'ormai attesa e rinomata Stagione Musicale del teatro Lirico con l'Orchestra Sinfonica "Città di Magenta". Al suo sedicesimo anno di vita, l'orchestra, creata ed a tutt'oggi curata dall'associazione Totem, è ormai un "totem" cittadino apprezzato nei più accreditati ambienti accademici. Da sempre si è avvale della collaborazione di nomi legati alla scena milanese, non ultima La Scala di Milano (e citiamo qui quella con il Maestro Bruno Casoni, peraltro magentino), mantiene comunque fede alla propria mission formativa e di step verso più alti podii. Lo farà senz'altro stasera, visto che ad interpretare i grandi classici sinfonici di Beethoven ed Haydn ci saranno quattro giovani promesse, due delle quali "DOCG TOTEM". Avremo infatti sul podio di direzione il giovane (22 anni) e già brillante Michele Spotti (studente master di conduzione a Ginevra e lo scorso luglio finalista in qualità di direttore d’orchestra presso la prima Riccardo Muti Italian Conducting Opera Academy, ma non tanti anni orsono violinista tra le fila dell'Orchestra "Città di Magenta" e poi giovanissimo direttore dell'Orchestra Giovanile Totem); e come esecutori il trio "Casa Bernardini": Marcello Miramonti al violino, Enrico Graziani al violoncello e Alberto Chines al pianoforte; anche in quest'ultimo caso, Totem rivendica la "paternità" del talento del giovane Miramonti. Così descrivono
a Totem il piglio di questo Trio: "sono tre musicisti strepitosi: carismatici, raffinati, dallo stile rigorosamente impeccabile e sapientemente trasgressivo. Ognuno è l'espressione di grandi scuole e fondono il loro personale percorso e le diverse esperienze artistiche in un progetto fortemente solido e dinamico. Nonostante abbiano all'attivo importanti premi nazionali e internazionali e alternino l'attività del Trio con prestigiose esibizioni solistiche, i tre si approcciano alla loro arte con freschezza, aria scanzonata, piglio un po' guascone e un'anima, in fondo in fondo, vagamente rock"; ma non abbiate timore: "Ognuno di loro è l'espressione di grandi scuole e fondono il loro personale percorso e le diverse esperienze artistiche in un progetto fortemente solido e dinamico", rassicurano gli organizzatori.In programma il Triplo concerto per violino, violoncello e pianoforte in Do maggiore op. 56 di L. V. Beethoven e la Sinfonia n. 104 in Re maggiore F. J. Haydn. Non rimane che recarsi al Lirico per saggiare il tutto.
Una curiosità sul nome del Trio: "Casa Bernardini" è il nome della pensione realmente esistita e situata a Palestrina nella quale Thomas Mann, ribattezzandola "casa Manardi", ambientò uno dei momenti decisivi del suo Doktor Faustus.
Vi sono posti ancora disponibili ed è ancora possibile acquistare un carnet di abbonamento (che comprende anche lo spettacolo d'opera ed la lezione concerto) a 70 o 50 € (€ 40 fino a 26 anni).
Alessandra Branca
Info: Teatro Lirico Magenta, via Cavallari, 2 – telefono 02 97003255
www.teatroliricomagenta.it
Biglietti: platea 18 euro; galleria 12 euro; ridotto under 26 10 euro - vendita biglietti anche online
Orario biglietteria:
martedì/giovedì 10-12; 17-19
sabato 10-12
serata del concerto: un’ora prima dell’inizio spettacolo
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